Negli scorsi mesi abbiamo presentato due singolo dei veneti Denoise, Non voglio essere una star e Ilmiosabatosera, scoprendo una giovane band capace di coniugare malinconia e pop. Li abbiamo incontrati dopo l’uscita del loro primo album, Motivo privato, per capire meglio la loro musica e i loro gusti musicali.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Al 100%! È vero, la maggior parte della nostra musica è triste, ma lo è soprattutto perché ci piace scrivere di quello, con quelle atmosfere, veniamo da quel mondo lì. Nel senso, la maggior parte dei nostri gruppi preferiti scrive canzoni tristi. L’altro motivo è che le nostre canzoni generalmente sono autobiografiche (almeno in parte), e, come ha detto qualcuno una volta, se siamo felici usciamo e stiamo con gli amici, se siamo tristi stiamo a casa chiusi in camera a scrivere canzoni! E questo è anche un metodo di introspezione, buttare fuori tutto attraverso le canzoni. I pensieri tristi sono sempre quelli più difficili da comunicare alle persone che amiamo, soprattutto in questi tempi di dialoghi digitali ridotti all’osso e di emozioni trattenute, e in tutto questo le canzoni tristi sono una bella cosa da tenere viva.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ESORDIO, MOTIVO PRIVATO? E PERCHÉ?
Partendo dal presupposto che è un disco quasi totalmente malinconico e nostalgico, è quindi difficile sceglierne una. Ma alcune sono più luminose di altre, hanno un tono di speranza in mezzo alla tristezza, o come risposta ad essa, invece scegliamo una non-canzone: la più triste è proprio Motivo privato, che è la title-track e nonostante questo è una traccia ambient molto atmosferica di neanche due minuti, sulla quale la voce robotica del Macbook recita una poesia scritta da me (Novecento), una poesia veramente triste sui rapporti umani e come il tempo cambia le persone che amiamo. Lì non trovi veramente nessun tipo di ottimismo. Allo stesso modo la traccia successiva, Cattedrale, parla di religione, di confrontarsi con la (non)presenza di Dio, ed è anche questa piuttosto negativa nel suo sguardo sul mondo, soprattutto nella frase finale “il nostro semplice dolore di stare con un addio sulle labbra”.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Dicevamo che alcune canzoni nel disco hanno un tono di speranza, sono più luminose: In Limbo è una di queste, parla di quando non si capisce bene la relazione in cui si è, ma nonostante questo è una canzone d’amore piuttosto romantica e, fra le righe, rassicurante, quando il ritornello dice che dopo i sabati sera passati in giro chissà dove, la domenica lui (o lei) ci sarà sempre per la persona che ama. E’ la parte più naif e ottimista dell’amore, questa. Un altro pezzo che finisce in un crescendo di ottimismo è Il piccolo principe, una canzone alla quale siamo molto legati, nel finale ritorna ripetuta la frase “tutto questo rincorrerci porterà da qualche parte”; insomma, una direzione sicura, una speranza di fondo c’è.

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Si spera sempre che qualcuno la ascolti e che ne tragga un po’ di felicità e sollievo! A prescindere dagli argomenti che si trattano nei testi, la cosa bella della musica è che ti fa sentire bene, se è la musica che ti piace, se è quello che vuoi ascoltare in quel momento. È proprio una cosa di chimica, di come certe note, certe melodie colpiscono il tuo immaginario, il tuo gusto musicale. Una canzone deve al primo ascolto farti muovere la testa o piangere, (allora vuol dire che è scritta bene) e in ognuno dei due casi ti farà stare bene e ti consolerà. Per noi la funzione delle canzoni è questa, e speriamo sempre che le canzoni che scriviamo siano di conforto alle persone che le ascoltano. Ci sono dei momenti in cui le canzoni dei Denoise sono perfette per diluire una serata andata male, o per accompagnare un paesaggio notturno nel finestrino.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Per fortuna siamo in tre: ascoltiamo musica molto diversa fra noi, quindi te ne diciamo una a testa! Fake Plastic Trees dei Radiohead, con quel falsetto perfetto e la malinconia anni 90 che sono lacrime ogni volta, Oh Children di Nick Cave che non serve dire nient’altro, e Rewind degli Stereophonics, con la voce graffiante e le chitarre nostalgiche.

Ecco Motivo privato:

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