Nicola Lombardo è un cantante nato a Milano e cresciuto in provincia di Cremona. A 19 anni pubblica My Blue Side, un singolo in inglese che inizia a farlo conoscere, ma è nel 2019 che esce il suo primo album, per Bianca Dischi. Le sue canzoni sono dolci e nostalgiche, con elementi di cantautorato e sonorità synthpop. Abbiamo parlato con lui del suo esordio ufficiale, Bosco, e dei suoi gusti musicali.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
In realtà sono una persona come tante altre, ogni tanto vedo grigio chiaro, ogni tanto è grigio scuro, malauguratamente può diventare nero o può andare bene, e in quel caso vedo bianco. I momenti in cui scrivo i miei brani variano di volta in volta, ma durante la fase di scrittura della maggior parte dei brani di Bosco ho pianto come una fontana, perché quando scrivo non riesco a non essere tremendamente onesto con me stesso.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO PRIMO ALBUM, BOSCO?
Per rispondere a questa domanda sto riguardando la scaletta su più fronti. Probabilmente Post è il brano che racchiude più in senso generale l’inquietudine, la precarietà emotiva che i testi in sé vogliono comunicare. Ho usato alcune metafore legate al fatto che io soffra di vertigini in situazioni in cui ciò non dovrebbe succedere per raccontare a più riprese i miei stati d’animo. Paradossalmente è uno di quelli a cui abbiamo dato un suono più allegro.

E QUAL È QUELLA PIU’ FELICE?
Penso sia Mattino, che vuole essere una semplice constatazione di ciò che avevo attorno in un mattino in cui mi sono svegliato troppo presto. Qualche giorno fa l’ho riascoltata e ci ho trovato dentro un significato nascosto di cui non mi ero reso conto. Mattino può essere vista come la contemplazione del rapporto con gli altri, con ciò che non conosciamo: dal verso “delirio, chiudendo gli occhi, la partenza”, che può ricordare il momento in cui usciamo dalla nostra comfort zone per conoscere l’ignoto, l’altro, il diverso, fino a “la notte non è un nascondiglio ma un’immensità”, che rappresenta il modo in cui ciò che è lontano da noi possa sembrarci immenso, infinito, ignoto. Quindi sì, forse Mattino è il pezzo più sereno, i brani che seguono, più che una perizia del territorio, sono una lamentela all’ufficio pubblico che è la vita, seppure le produzioni si facciano più ballabili. Ci sono anche dei “canti di speranza”, come Bosco, Albero o Lettera.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Le situazioni di cui parlo nei brani di Bosco possono riguardare un po’ chiunque ascolti l’album: dalla “sfortuna in amore” di brani come Mood e Friendzone, alle consapevolezze di Eroe o Rabbia. Più che donare felicità in sé, penso possa scaldare il cuore l’idea di non essere i soli o le sole ad affrontare determinate situazioni o problemi; per fare un esempio, mi sono sentito così con l’album omonimo di Maria Antonietta o con Melodrama di Lorde.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Una canzone che mi stringe sempre un po’ il cuore è sicuramente 4 marzo 1943 di Lucio Dalla, seppure ammetto di preferire la versione di Francesco De Gregori, perché, in qualche modo, sa più “di domenica”. Il secondo posto se lo contendono due canzoni di Robyn, Dancing on my Own e With Every Heartbeat. La prima è un lamento danzereccio, un elogio alla solitudine, la seconda è un’immersiva constatazione del dolore. Punterei sul pari merito. Il terzo posto va tutto a Buy the Stars di Marina (ex Marina and the Diamonds), una malinconica constatazione dell’essere reazionari. La produzione di questo brano è oro.

Ecco l’album Bosco:

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