K-Ant è un progetto nato nel 2003 a Bisceglie, fondendo funk, rap e rock. Dopo vent’anni di testi e musica, di poesie e canzoni che vanno dall’incoscienza immatura di voler cambiare il mondo, alla consapevolezza raggiunta di voler guardare dentro me stesso, ha pubblicato Cenere, il suo nuovo album. “È il mio viaggio. È un momento di vita. È una parte di me, dei miei pensieri, del mio vissuto. È un periodo lungo sei anni, o forse più. I brani, nati tra il 2016 e il 2021, erano elettronici e basic, e si sono poi arricchiti con arrangiamenti veri e propri. Chitarre, pianoforti, viole, strofe, pause, tastiere, batterie, bassi, rime: nel corso del tempo hanno dato forma a ciò che è oggi, un lavoro lungo ed intenso, pregno di significati in cui chiunque può ritrovarsi”. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Al momento sì, mi reputo una persona felice. Potrei dire che molti brani possono sembrare malinconici, ma non propriamente tristi. Sono stati scritti in un arco temporale tutto sommato lungo,
in cui son dovuto ripartire da zero, quindi c’era una forte sensazione di tristezza all’inizio, fino ad arrivare ad oggi in cui sono appagato per ciò che ho raggiunto, sia nella vita che nella musica.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, CENERE, E PERCHÉ?
Mah, direi che potrebbero essere due: Nella mia storia e Non ci pensare. Nella prima tiro un po’ le somme del mio percorso di vita in musica, mi lascio trasportare dai ricordi, da ciò che è accaduto, e da come cambiano a volte le cose improvvisamente. Nella seconda, beh, qui a cuore aperto racconto una storia e ci metto anche del mio, molto riflessivo e introspettivo. Lascio trasparire un po’ di solitudine e la tristezza di non poter più rivedere qualcuno o qualcosa.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Direi La mia condanna. Seppur il titolo può far intendere altro. Parlo di ciò che amo, che mi ha fatto star male ma che è anche riuscito a restituirmi alla vita: la musica. È un viaggio dentro me stesso con me stesso. Una sorta di inception per la mia mente, che va a scavare nei pensieri e ricordi più felici, riportandomi con i piedi per terra, nel momento in cui tento di riprovarci.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
La mia musica è molto immaginata. Quando scrivo cerco di rendere al meglio quelli che sono i miei, pensieri e le immagini che mi suscita l’ispirazione, prima di diventare un brano. Credo che chi ascolta possa essere felice riuscendo ad identificarsi in ciò che canto. E nei miei brani c’è sempre la possibilità di far questo. Inconsciamente cerco sempre di rendere meno solo l’ascoltatore, in modo da annullare quella distanza che molto spesso si crea tra artista e pubblico.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Ci ho pensato un attimo, ma credo siano queste tre: Fumodenso degli Otto Ohm, Aspettando il sole di Neffa, Sole spento dei Timoria. C’è una tristezza di fondo in questi tre brani che non appare sempre al primo ascolto. Bisogna ascoltarli più volte e leggere tra le righe. Mi ci rivedo molto ogni tanto in quella tristezza che questi tre brani vogliono comunicare. Spesso sono stati colonna sonora della mia vita, sia nei momenti tristi, ma anche in quelli meno tristi, in cui la malinconia ed i ricordi prendevano il sopravvento sullo sconforto del momento.
Ecco Cenere:


Aggiungi un commento