The Deads è il primo EP di Krizia, cantautrice classe 1999, un progetto intimo e frammentato nato dal tentativo di elaborare una separazione attraverso la memoria e la scrittura. Con un linguaggio essenziale e fragile, i brani abitano la soglia tra mondo interiore ed esteriore, ispirandosi al racconto di James Joyce per esplorare immobilità, distanza emotiva e ciò che resta delle relazioni quando il tempo le attraversa.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Sul concetto di HypFi devo dire che un po’ mi affascina, ma solo quando fuori piove e sono nella mia vena più malinconica. Per il resto, credo di essere molto incline ad avere un lato felice, ma emerge più nella collettività che nel mondo privato. Lì è dove scrivo le mie canzoni e mi lego a qualcosa di meno trasparente, che mi piace osservare, quantomeno per vedere cosa se ne trae fuori.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, THE DEADS, E PERCHÉ?
Non credo che il termine triste sia del tutto adatto a descrivere la mia musica; so che per molti potrebbe essere triste – magari lo è – ma a me sembra solo molto malinconica. Forse perché è continuamente legata ad immagini sulle quali torno spesso, come la memoria, che implica una riflessione ed a volte trascina con sé una sensazione dolceamara. In questo senso forse quella che risponde più a questi criteri è Ash over dawn. Nella strofa si mantiene molto cupa, sull’Outro tenta di compiere uno slancio in avanti per cercare di aprire una finestra. Spero che lo faccia.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Anche se il testo non è esattamente “felice”, perché ancora si lega al tema dell’incomunicabilità, forse direi che musicalmente la canzone che mi sembra più felice nell’ep è Shine. Il periodo in cui la registrammo era quasi estate ed ascoltavo molto un progetto che adoro, i The Radio Dept. Credo che inevitabilmente risenta di quelle influenze, e forse non volevo nemmeno soffocare quel respiro più felice che ne derivava.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Suppongo di non avere affatto questo potere! Ma forse nei pensieri che trascina con sé. Molto spesso ascoltare la storia di qualcuno oltre la nostra fa sentire meno soli, e magari chi ascolta la mia musica – come quella di chiunque altro – potrebbe sentirsi accolto e stare meglio. Relativizzare spesso aiuta.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Direi di sicuro Lover, You Should Have Come Over di Jeff Buckley, Daydreaming dei Radiohead, e To Be Alone With You di Sufjan Stevens.

Ecco The Deads:

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