Elias Caruso, cantautore abruzzese e frontman dei Tangram, ha pubblicato il suo EP solista Mine: quattro brani eleganti e raffinati, che richiamano atmosfere anni 80, attualizzandole con uno stile personale. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Sono una persona felice e ottimista la maggior parte del tempo. Ma nella scrittura delle canzoni riverso tutto lo spettro “oscuro” delle mie emozioni. Perché passare nel dolore è essenziale, nella “società senza dolore” Byung Chul Han dice che le persone oggi non vogliono soffrire. Io lo trovo in parte vero, e credo che sia fondamentale soffrire altrimenti non si capisce bene cosa sia la felicità. Sembra brutto, lo è, ma è anche necessario ed io mi sento la maggior parte del tempo felice forse proprio perché soffro tanto nelle canzoni e ho modo di esprimerlo. Ecco, chi non ha modo di farlo ha tutta la mia vicinanza, quella è una bomba pronta ad esplodere.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, MINE, E PERCHÉ?
Probabilmente Mezzanotte. La canzone è una richiesta d’aiuto e un guardarsi allo specchio.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Domanda dura. Non m’importa più la trovo una canzone liberatoria, in questo senso è “felice”.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Forse per assimilazione, provando empatia con l’autore ci sentiamo vicini, di conseguenza connessi, quindi felici. Il colmo per un animale sociale è rimanere solo, no? Ecco qui io dico che l’arte ci comunica che non siamo soli perché possiamo risuonare con gli artisti, il che ha un valore immenso, secondo me.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Oggi direi Golden Age di Beck, Nutshell degli Alice In Chains ed Electric Tears di Buckethead.
Ecco Mine:


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