Mareamaro è il secondo album dei Lunatropica, duo campano composto da Angela Cicchetti e Ivan Imperiali, che mescola alt pop elettronico, atmosfere mediterranee e saudade brasiliana in un tropicalismo cinematografico in cui il mare non è uno sfondo ma una dimensione interiore. Ne abbiamo parlato con loro.
QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Non pensiamo di fare musica triste. La musica davvero triste è quella finta, che si copre con un mantello di allegria posticcia per mascherare la propria inconsistenza. E non siamo mai completamente felici. La felicità è un attimo, la cerchiamo di continuo ma possiamo solo sfiorarla e sentirne il profumo. E forse è più bello così.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, MAREAMARO, E PERCHÉ?
Parliamo invece di malinconia, o ancora meglio di “saudade”, un sentimento secondo noi più complesso perché ha al suo interno anche la felicità. Ma una felicità che sfugge, un ricordo di felicità. Questo sentimento permea tutta la nostra musica in maniera profonda ed è il riflesso del nostro amore per la Bossa Nova e la musica latina in generale. In un certo senso il concetto stesso della parola Mareamaro rimanda a questa “saudade” esistenziale, che non è tristezza ma è, come diceva Gilberto Gil, “presenza dell’ assenza”.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Forse la title track Mareamaro perché, nonostante mantenga questo sapore agrodolce, è piena di immagini di spensieratezza, poesia ed evasione totale.
Le notti insonni, le sigarette fumate nudi al balcone, i samba alcolici, le canzoni cantate a squarciagola fino all’ alba. Sono tutti ricordi, autobiografici o meno, di momenti di grande felicità.
IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
La musica è uno dei doni più grandi che abbiamo come esseri umani. Nella sua forma più pura è come la preghiera. La musica è vibrazione e la vibrazione è il motore dell’ universo e in un certo senso ciò che noi identifichiamo con la parola “Dio”. Quindi la musica porta per sua stessa natura felicità, perché ci mette in contatto col nostro essere spirituale. C’è musica più potente di altra in questo senso, ma tutta la musica secondo noi porta felicità.
QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Una è sicuramente I Will Survive di Gloria Gaynor. Spesso quando la sento ad una festa e vedo tutti che la ballano divertiti non riesco a non pensare a quanto sia surreale la situazione. È una canzone bellissima ma che racconta con fredda lucidità di un momento di separazione terribile con parole che sono coltellate. L’altra è Retrato em branco e preto, un pezzo magnifico di Jobim con una melodia che è un colpo al cuore e a cui poi mise il testo un altro grande della musica brasiliana, Chico Buarque. In particolare la mia preferita è la versione cantata da Elis Regina, a mio parere una delle più grandi cantanti di sempre e non solo brasiliane. Infine ti propongo un’ altra bellissima canzone di un cantautore inglese che ha avuto pochissima fortuna in vita, morí giovanissimo per un’overdose di antidepressivi a soli 26 anni quando era ancora sconosciuto. Parlo di Nick Drake. Ultimamente è stato riscoperto ed è diventato una sorta di classico. Un vero poeta oltre che grandissimo e originalissimo chitarrista acustico con una voce delicata e bellissima e capace di scrivere canzoni che sono tutte piccoli capolavori. Ne scelgo una fra le più “tristi” e dico Fruit Tree, un pezzo in cui descrive in maniera incredibilmente lucida e profetica l’assurdità della vita di un artista che non può essere riconosciuto nel suo vero valore se non dopo la morte. Aveva già visto attraverso la musica tutta la sua esistenza, è incredibile.
Ecco Mareamaro:


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