I The Naked One sono una band vicentina che mescola pop e rock con influenze punk, hardcore e metal. Nuova Tempesta è il loro primo album interamente in italiano: otto brani intensi e introspettivi che attraversano solitudine, identità, cambiamento e rinascita, in un sound che la band definisce ironicamente “sentimetal”.
Insieme al loro album, sono gli stessi The Naked One a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo Nuova Tempesta:
Giorgio Gozzo – Sora na nuvoea
Anche dopo la tragica scomparsa di un amico la vita prosegue. Col passare delle stagioni il tempo aiuta a metabolizzare quel lutto che ogni giorno ci appare inaccettabile e la tristezza diventa un’amica sincera. Finché non subentra poi la malinconia del ricordo, in mille immagini frammentarie: il convivio, le feste, la musica, i concerti, le serate al karaoke e tutti quei bei momenti condivisi con la persona che fatichiamo accettare non esserci più. Dopo la scomparsa del nostro amico e compagno di band nonché bassista Stefano Pegoraro, questo meraviglioso pezzo in dialetto veneto mi tocca molto nel profondo. Giorgio Gozzo, attraverso l’immagine della fine dell’estate, sembra alludere alla fine di un’era che non tornerà mai più e che ancora fatica a lasciare andare, ma ecco che un barlume di ritrovata speranza si innesta nel brano, quasi come un mantra, nel verso rivolto all’amico scomparso:
“Ma ti te si ‘ncora quà”
Il cantautore torna poi a dialogarci direttamente nel ritornello con un pensiero di speranza, quasi per farsi forza:
“Se rincontraremo ma chissà dove
E staremo fora anche quando piove
Sensa spassio, tempo e sensa dove
Me ricordarò de ti
Mi te o giuro ogni dì”
In italiano frasi come “Ma tu sei ancora quà”, “Ci rincontreremo ma chissà dove”, “E staremo fuori anche quando piove”, “Senza spazio, tempo e senza dove”, “Mi ricorderò di te” e “Io te lo giuro ogni giorno” denotano il tentativo dell’artista di superare il trauma infondendo anche un messaggio di speranza, fiducioso che un giorno rivedrà l’amico in una dimensione o nell’altra. Perché aggrapparci ad un ricordo può essere l’unico modo per metabolizzare il dolore e andare avanti e, a volte, anche attraverso una canzone ci si può rivolgere a qualcuno che ci manca. Spero anch’io un giorno di riuscire a scrivere una canzone così.
Imogen Heap – Hide and Seek
A volte è sufficiente anche solo un pezzettino di verso di una canzone a farci riaffiorare piccoli traumi dell’infanzia che davamo per superati e il mio è “Mm, whatcha say?…”, forse l’attacco a cappella vocalizzato più iconico della storia delle televisione degli anni 2000, che interviene esattamente nel momento dello sparo da parte di Marissa Cooper ai danni di Trey Atwood per salvare il fidanzato Ryan dallo strangolamento (nel finale della seconda stagione di “The O.C.”) in un’iconica scena in slow motion dal forte impatto emotivo, enfatizzato dal contrasto tra la violenza visiva della sequenza e la sensazione di alienazione sonora che suscita la canzone. Vedere infatti il proiettile colpire Trey, poi il sangue e poi il corpo cadere a terra al rallentatore con la voce angelica di Imogen Heap in sottofondo, così distorta dal vocoder e priva di strumenti musicali, trasmette un senso di vuoto, di shock e di totale incredulità che ancora rimane impresso.
Questo momento musicale mi evoca sempre una strana tristezza mista a nostalgia per una fase della vita che non ritornerà e segna la perdita dell’innocenza, sia per i protagonisti ma anche per tutti noi che siamo cresciuti guardando Italia 1 in quegli anni.
Atlante – Crociate
Questo brano degli amici torinesi Atlante, trio alternative rock/elettronico, mi devasta dentro. Lo scoprii nel 2020 ma ricordo che fece presa su di me, o meglio, quasi mi si attaccò involontariamente addosso, a ridosso della scomparsa improvvisa di mio zio Armando nel 2022, evento che mi scosse molto e che fatico tutt’ora a realizzare. All’epoca, in famiglia, fu la prima perdita di una persona vicina ancora giovane e, anche nel caso di questo pezzo, il senso di vuoto e scioccante incredulità trasmesso da una voce così distorta dal vocoder e così alienante, fu per me una sorta di rifugio emotivo nonché una valvola di sfogo. Ogni singola parola di questo testo fa male come una pugnalata:
“Non riuscirai
Ad arrenderti
Le crociate nello stomaco
Ti vincono
Non riuscirai mai
A nasconderti
Solo un’ombra e sfioro il baratro
Sotterrami
E non portarmi via
Non portarmi via
Non portarmi via
Non portarmi via
Non portarmi via
Non portarmi via”
Millencolin – The Ballad
Meraviglioso pezzo del 2000 dei Millencolin, una storia di solitudine, di emarginazione scolastica e di riscatto personale. Descrive un ragazzo escluso da tutto, trattato come il capro espiatorio della classe, privo di amici o di una vita e mi ha sempre toccato nel profondo. Mi ci sono sempre infatti riconosciuto perfettamente in versi come “The last selection in the ballgame” (L’ultimo scelto giocando a pallone), “Does never get a pass” (Non riceve mai un passaggio), “There are no friends to cheer him up and” (Niente amici che lo tirino su e), e “No girls, no sweet romance” (Niente ragazze, nessuna storia d’amore), ma la parte che più mi rattrista è il ritornello, che rincara la dose con versi come “Tu lo sai, chi è quel ragazzo”, “Che è tutto solo?”, “Te ne importa abbastanza per aprire gli occhi?” e “È nel dolore e nella miseria”:
“Do you know, who’s that guy
Who’s all alone?
Do you care enough to see?
He’s in pain and misery”
Questa è la colonna sonora della mia vita: ho sentito questo pezzo per la prima volta intorno ai 16 anni e adesso che ne ho 34 mi sento esattamente nello stesso modo. Forse la solitudine non mi abbandonerà mai.
L’invasione degli omini verdi – Stagioni perdute
Band bresciana che scoprii da ragazzino su Myspace e che porto ancora nel cuore. Si tratta di un brano potente e struggente allo stesso tempo, che su di me ha sempre fatto leva sulla mia più grande paura nella vita ovvero il tempo che fugge:
“Ed è in quei giorni d’autunno
Mentre le foglie cadono ed ingialliscono
Che i tuoi ricordi si annebbiano
E confondono nel tempo
Volando via lontano si perdono
E non ritornano”
Ma le lacrime arrivano nel ritornello, con la metafora di stagioni ormai perdute che simboleggiano le occasioni perse, gli anni di vita sprecati e il rimpianto che ne consegue:
“È una stagione andata
Chissà quante tu ne passerai
Quante occasioni perse che
Non torneranno mai
Sfogliando pagine del tuo passato
Te ne accorgerai
Come la sabbia mentre stringi i pugni
La perderai”
A volte ci assale la malinconia per le scelte di vita fatte e per ciò che non si può più recuperare, come il tempo e la giovinezza lasciati correre senza una reale direzione, nell’inevitabile confronto tra i nostri sogni del passato e la realtà del presente che ci opprime. Provo da sempre rabbia e smarrimento di fronte a una società che anestetizza i nostri desideri, intrappolati come siamo in una routine quotidiana che ci consuma e ci rende infelici, e il dramma è che siamo spesso gli unici a rendercene conto.
Cara Calma – Valanga
Uno dei brani più belli degli amici Cara Calma, altra rock band bresciana i cui concerti hanno sempre rappresentato per noi TNO un evento imprescindibile nonché una festa, un’occasione di ritrovo e una avventura fuori porta che aspettavamo e aspettiamo con trepidazione ancora oggi.
“Se puoi, ti prego, resta
Perché stanotte non scampo a questa valanga
E se il mio cuore si spezza
E taglia in due una montagna
Se puoi, ti prego, resta”
Quante serate in transenna abbracciati a cantare questo ritornello struggente, modificato però goliardicamente dal nostro Stefano Pegoraro in “Se puoi, ti Prego, resta…” e divenuto poi per noi quel momento iconico del concerto che tutti aspettavamo per ritrovarci in prima fila, abbracciarci e cantare a squarciagola alzando i bicchieri. Ora, dopo la “valanga”, dopo la scomparsa di Stefano che ha segnato per noi tutti la fine di un’era, questo pezzo acquisisce un nuovo significato. Nella tristezza sopperisce forse al nostro bisogno di trovare un rifugio sicuro e di certo, ora, rappresenta la nostra occasione di ricordarlo con uno dei momenti più belli passati insieme. Noi quel ritornello continueremo a cantarlo sbagliato per sempre, ne sono sicuro.
Irama – Ovunque sarai
Uno dei pezzi più importanti per la mia formazione vocale nonché il mio cavallo di battaglia al karaoke che non solo ha in qualche modo permesso alla mia voce di sbocciare ma mi ha anche dato modo, con essa, di accedere a emozioni ancora per me inesplorate, dato il mio background rock. Si tratta di una canzone d’amore e di addio dedicata alla nonna del cantante, quasi una preghiera per com’è scritta, che mi ha aiutato a processare il dolore per la perdita di alcune persone care e mi ha insegnato che, tramite la forza del ricordo sempre vivo nel cuore, chi se ne va ci resta comunque vicino anche se in un’altra forma. Colpisce molto come a volte, con l’assenza di qualcuno, elementi del quotidiano possano diventarne la presenza costante, come nel caso del vento, della pioggia e dei dettagli del mondo circostante in questo bellissimo testo.
Fast Animals and Slow Kids – Lago ad alta quota
Adoro quando in musica si utilizzano metafore naturalistiche reali per esprimere un concetto perché è quello che faccio anch’io da sempre. In questo caso Aimone Romizi, con un ritornello che perfora l’anima, ci ricorda della fugacità del tempo, dell’importanza di godersi gli istanti preziosi prima che svaniscano e di accettare la brevità, ma anche di sorridere al presente cercando di custodire i momenti felici nella memoria:
“Ma come un lago ad alta quota si gode il tempo che ha
Prima che il ghiaccio la ricopra, prima dell’oscurità
E questa sera è un po’ diversa, segue la scia delle persone
Segue la scia dei suoi pensieri e se ne va”
Si tratta di una riflessione poetica sulla natura effimera della vita, sulla caducità del tempo e sulla necessità di custodire i momenti preziosi prima che svaniscano. Ispirata da un vero lago sui Monti Sibillini che compare solo per pochi giorni a maggio (che richiede quindi grande fatica per essere ammirato e rappresenta appunto quei momenti rari e preziosi della vita che non durano per sempre), la canzone riflette sulla necessità di accettare e sorridere degli attimi fugaci nel presente, senza l’ossessione di dover programmare sempre tutto.
Sum 41 – With Me
Si tratta della dichiarazione d’amore e devozione del cantante Deryck Whibley alla mia più grande cotta musicale, ovvero Avril Lavigne ma, pur trattandosi di una power ballad romantica tra le più iconiche, ci ho sempre respirato una certa vena di malinconia. Nel desiderio di Deryck di appianare le divergenze, superare gli errori passati e restare uniti per sempre, il testo esplora la comprensibile sensazione di vulnerabilità e incompletezza al pensiero di perdere Avril, ma la tristezza vera l’ho sempre accusata nel secondo pre-ritornello:
“All the streets where I walked alone
With nowhere to go, have come to an end”
Questi due versi mi hanno sempre commosso, descrivendo perfettamente sia la mia costante situazione sentimentale che la mia speranza di non essere più solo e trovare finalmente uno scopo, come cantato nella canzone che in italiano dice “Tutte le strade dove ho camminato da solo” e “Senza una meta, sono giunte alla fine”.
Plant – Amara come te
Questo pezzo, sebbene tratti una tematica a me non particolarmente vicina, pesa sul cuore come un macigno e mi porta ad empatizzare con chi vive certe problematiche in un modo che un semplice racconto non potrebbe mai fare. Si tratta infatti della metafora della fine una relazione amorosa tossica e il dolore che ne consegue per parlare in realtà della lotta contro la dipendenza dalle droghe, con un testo intero apparentemente dedicato a una donna distruttiva, ma con una doppia chiave di lettura riscontrabile già dalla prima strofa:
“È stato amore a prima botta nel cesso di un club
Il sapore di una sporca felicità
Ed eri così piccola che mi entravi in tasca
La pelle tua bianchissima, la mia coscienza marcia
Tu mi tenevi sveglio la notte, mi sentivo più forte
Del rumore di tutti i miei guai
E ti mischiavo insieme ad un cocktail a volte
Più mi abbracciavi più non mi bastavi mai”
Versi che pur in forma di dedica a una donna racchiudono un chiaro riferimento al consumo di cocaina, descrivendone l’aspetto, il contesto e la modalità di consumo nonché gli effetti collaterali fisici legati all’abuso. Ma è il ritornello a fornire un messaggio di liberazione e di rinascita:
“Amara come te
Sto bene
Da quando non sei più parte di me
Non voglio lanciarmi giù, ma vivere
Lontano da te
Sto bene
Da quando non sei più parte di mе
Sono uscito da un loop in cui la vita è
Amara come te”
Il testo, che paragona una relazione malata a una sostanza che non basta mai, unisce il brivido iniziale alla distruzione personale e l’assenza di quella persona, di quel “loop” soffocante, diventa il primo passo doloroso ma necessario per uscire dal buio. Si tratta di un percorso di forte crescita personale in cui, facendo i conti con i propri errori, c’è la voglia di uscirne puliti. Si celebra quindi il traguardo della disintossicazione e la riscoperta della felicità nelle piccole cose quotidiane.


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