Pochi mesi fa avevamo presentato Fallimenti, il singolo di Hunter Fatima. Ora il producer, cantante e artista audiovisivo pugliese ha pubblicato Guilty Pleasure, il suo EP d’esordio, un progetto che raccoglie brani scritti in periodi e stati mentali diversi, tenuti insieme dalla ricerca di chitarre distorte e manipolazioni vocali, con l’artista che descrive il processo di produzione come travagliato e corrosivo, ma necessario per rendere le canzoni “ancora con qualcosa da dire”. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Non è vero che faccio musica triste! Ahah, parlando seriamente, tendo ad essere una persona ragionevole, con etica e sensibile ai malesseri altrui quando sono con altre persone, e non penso si possa mantenere questo ruolo senza venirne inevitabilmente condizionati almeno un po’ con una specie di aura di “felicità” che, anche se non la senti, ti circonda e ti cambia chimicamente.
Da solo, in camera mia, tutto ciò che ho appena detto perde improvvisamente senso e più che triste mi sento un miserabile. Ma tutto ok, fa parte del gioco dell’arte!
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, GUILTY PLEASURE, E PERCHÉ?
Decisamente l’ultima, che si chiama Ti amo ed è proprio per questo che la pancia mi fa male. È un elenco melodrammatico di sintomatologie disparate da assunzione di farmaci, con degli accenni vaghi alla fine di un rapporto usati solo per metterci delle rime, altrimenti sarebbe stato un foglietto illustrativo dall’inizio alla fine. Il pezzo è stato quello che ho scritto più di getto di tutto l’EP, forse a “pari velocità” di Fallimenti, ed è l’unico della lista che rispecchia realisticamente chi sono facendo una media, ciò che porto sul tavolo ogni giorno. Insomma, è l’unico pezzo che ha un testo sincero nell’EP. A pensarci bene, tornando alla questione di prima, forse così felice non lo sono ahah.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
La canzone più felice è probabilmente Quanto costa?. È una dedica ad un amico di serate matte che sono poi finite, e mancano a entrambi anche se sappiamo bene che siamo cambiati e non torneranno più. È infantile e catartica allo stesso tempo, malinconica ma con una discreta pace nel provare questa malinconia.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Spero che chi ascolti la mia musica si diverta e basta, onestamente, almeno per questa fase attuale e con queste canzoni, esattamente con la stessa intenzione viscerale con cui ho scritto questi brani. C’è qualche melodia o intensa distorsione che spero faccia venire qualche brividino, o addirittura riprendere in mano la chitarra elettrica per puro gioco, stress release eccetera. I testi non devono per forza raccontarti qualcosa di importante e di cui hai sicuramente bisogno, non hanno lezioni, alcuni possono essere osceni o fuori luogo, qualche assolo ricorda qualcos’altro… ma con Guilty Pleasure voglio un po’ convertire più gente possibile alla filosofia del lasciare un po’ indietro “i contenuti”, che abbiamo ben chiari con e senza retorica, ma di provare a giocare con il puro divertimento, riconnessione con ciò che ci ha fatto appassionare alla musica in primo luogo, e altri kink simili.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Agony di Yung Lean, Walking the Cow di Daniel Johnston, Hurt di Johnny Cash.
Ecco Guilty Pleasure:


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