Like Thin Ice è il singolo di debutto di Cecilia Barra, cantautrice e polistrumentista milanese classe ’99 formatasi tra il conservatorio e la Berklee College of Music, che intreccia cantautorato italiano, neo-soul e jazz contemporaneo in una scrittura personale e internazionale. Il brano racconta la fragilità emotiva dei vent’anni — entusiasmo, paura, ambizione e smarrimento che convivono su un equilibrio instabile — con atmosfere calde e groove ispirate alla scena jazz-funk londinese
Insieme al suo singolo, è la stessa Cecilia Barra a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo Like Thin Ice:
Charlotte Day Wilson – Work
Un brano dal sound malinconicissimo ma dal testo stranamente speranzoso, che mi ricorda che non importa quanto duramente lavori, spesso anche se “non lasci andare finchè non ottieni ciò che è tuo” l’universo ti alza un bel dito medio in faccia, e non ti resta che sospirare e ricominciare a lavorare da capo. Tristemente realista.
Lucio Battisti – Prendila così
Chi non sogna di lasciarsi senza farne un dramma? e chi non vorrebbe che la vita continuasse così com’è anche se sta radicalmente cambiando qualcosa di così grande nel nostro microcosmo emotivo? Ecco, qui la tristezza sta proprio in questo irrealizzabile desiderio che abbiamo tutti, grazie Lucio per averlo esplicitato così perfettamente (ps l’arrangiamento di questo pezzo di Carolina Bubbico è di un altro livello, andatevelo ad ascoltare)
No Doubt – Don’t Speak
Grazie Gwen e Tony per esservi messi a nudo così e aver letteralmente composto il manuale per scrivere una break-up song perfetta.
Yebba – How Many Years
Yebba ci insegna con ogni suo brano come mettere il lutto in musica senza essere didascalici, e questo è solo uno dei mille esempi che si potrebbero usare (October Sky anche è perfetta in ogni suo dettaglio, ma purtroppo ho dovuto sceglierne una).
Portishead – Roads
La solitudine che si prova nell’essere in costante guerra con se stessi: la tristezza di Roads sta nel titolo, che ci dice fin dall’inizio che “never find our way” sarà sempre il nostro stato d’essere base, e che quindi viviamo la vita in una strada eterna che non ha destinazione. Negativo e leggermente fatalista? Sicuramente, ma siamo mica qui a parlare di unicorni e arcobaleni, o no?
Hiatus Kaiyote – Stone Or Lavender
Ascoltando Nai Palm cantare questo brano dal vivo ho pianto, tanto, senza neanche accorgermi che stavo piangendo all’inizio. Questo brano mi ricorda la tristezza del pensiero che forza equivalga a concetti come “pietra” o “impenetrabilità”; quando la verità è che la forza risiede nella dolcezza, nell’emotività e generosità. Nel profumo della lavanda.
Mercedes Sosa (feat. Ariel Ramírez, Hector Zeoli) – Alfonsina Y El Mar
Avete mai letto la traduzione del testo ascoltando la voce di Mercedes Sosa che canta questo brano? Ecco, non aggiungo altro.
Lola Young – Messy
La descrizione perfetta dell’eterno senso di colpa che proviamo noi figlie di fronte ai nostri genitori, per i quali sappiamo che non saremo mai abbastanza. Triste, ma anche un po’ incazzata, la nostra Lola ci piace così.
Jorja Smith – What if my heart beats faster?
L’inno di chi ama tanto ma non lo esprime in maniera plateale e canonicamente esplicita, ma a bassa voce e dolcemente, e sentendosi così costantemente inadatta di fronte a chi ama ad alta voce.
Arisa – La notte
“Il dolore è seduto qui accanto a me” è una frase di una perfezione tale che ogni volta che la sento mi si accappona la pelle, quindi mi sembrava giusto salutarvi con questo pezzone dal test e melodia di una tristezza incredibile e una lacrimuccia.


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