Una stanza vuota è il debutto degli Eyes Be Quiet e nasce tra le colline di Brescia costruendo un universo sospeso tra ambient, alternative rock e intimismo emotivo. Tra sussurri ed esplosioni, il disco racconta rabbia, cura, solitudine e desiderio di essere salvati. La stanza vuota del titolo diventa il simbolo dei legami che passano, lasciano segni e poi spariscono, lasciando dietro solo memoria e malinconia. Un album delicato e lacerante, che prova a trovare luce anche nei momenti più fragili. Ne abbiamo parlato con loro.
QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Qua ci dividiamo. Gabriele è così, fa musica triste ma ha un animo più spesso tendente alla positività, cercando di trovare soluzioni e nuove possibilità anche in situazioni di difficoltà, Silvia invece è malinconica e con una buona tendenza al pessimismo, ed è probabilmente anche su questo che abbiamo creato il nostro
equilibrio, ci bilanciamo molto bene sia nella musica che nella vita reale. Spesso i brani partivano da una bolla di tristezza ancora maggiore, per poi svilupparsi trovando anche spiragli di speranza più luminosi.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, UNA STANZA VUOTA, E PERCHE?
Probabilmente la più triste potrebbe essere Coperte, la chiusura del disco. Per quando sia sia ampliata attraverso la produzione e il lavoro di suono rimane una canzone che parla di una profonda solitudine, forse quella che più si lega al titolo dell’album. Parla proprio di quella sensazione che ti assale quando sei nel letto da solo a fissare il soffitto, quando speri che qualcuno ti cerchi e ti faccia sentire visto, ma questa cosa non accade e rimani lì, mentre le ore passano e aspetti e aspetti.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Non abbiamo delle canzoni propriamente felici nell’album, ma forse quella con più speranza potrebbe essere Marzapane. È un brano breve, con una vena dolce, che guarda con speranza ad un futuro dove si potranno abbandonare tutte le armature che ci si impone di avere, per essere la versione più vulnerabili di noi stessi.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Forse la nostra musica può far sentire compresi, in qualche modo e nel sentirsi compresi e non soli, c’è una forma di felicità. Ci è capitato spesso dopo i live di parlare con persone e amici che ci hanno detto di aver pianto, per commozione e per liberazione, come sbloccare delle emozioni che a volte rimangono lì, ferme. Quindi non pensiamo che possa proprio rendere le persone felici però forse dargli un senso di leggerezza, oltre alla peso, o almeno è quello che speriamo. Perché è attraverso la musica che noi in primis ci siamo sentiti compresi, poter fare lo stesso anche in minima parte è una gioia immensa.
QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
È molto difficile sceglierne solo 3 e quindi puntiamo a quelle che ci hanno anche più influenzato come progetto, insieme. True Love Waits dei Radiohead, The Wolves (Act I and II) dei Bon Iver e Please, Please, Please, Let Me Get What I Want dei The Smiths.
Ecco Una stanza vuota:


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