Ciulla è un cantautore toscano che mescola pop e cantautorato contemporaneo, trasformando fragilità, provincia e disillusione in canzoni intime e dirette. Nel nuovo album Anche gli sputi riflettono il sole racconta amori che finiscono, ambizioni mancate e il bisogno di trovare luce anche nelle crepe della vita quotidiana. Un disco personale e malinconico, sospeso tra nostalgia, ironia e voglia di ripartire, costruito tra sonorità essenziali e scrittura emotiva. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Non direi di essere mai stato un “campione” di felicità e penso che le canzoni che scrivo, soprattutto quelle più malinconiche, rispecchiano molto la persona che sono. Ad ogni modo, non le definirei proprio “tristi”: ogni brano parla sempre di rinascita e di ricerca di nuove luci da indossare. D’altronde, l’atto di scrivere una canzone per esprimere un proprio stato emotivo precario è già, di per sé, un tentativo di riemergere dalla propria oscurità.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, ANCHE GLI SPUTI RIFLETTONO IL SOLE, E PERCHÉ?
Premesso quello che ho detto prima, ovvero che non penso ci siano canzoni “tristi” nel vero senso della parola, credo che Fomo sia il brano più oscuro del disco perché mi ricordo molto bene come stavo la sera che l’ho scritta. Era agosto, faceva caldissimo e Firenze era popolata solo da blatte e cavallette che avevano preso possesso delle strade del centro. E’ comunque una canzone il cui ritornello esprime con grande forza un grande desiderio di amore e di condivisione.
Detto questo, però, la canzone più in linea con la tua domanda è sicuramente Mare di noia. In questo brano parlo di sintomi chiaramente depressivi (“e dormiresti tutto il giorno, quando non sai più di cosa hai bisogno”) e dell’incapacità di liberarsi dal peso di alcuni ricordi del passato. La parte strumentale finale, però, è come se fosse una sorta di progressivo percorso verso la rinascita (almeno, a me piace pensarla così).

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Se da un lato è vero che in questo album non ci sono canzoni che definirei propriamente tristi, dall’altro è altrettanto vero che non ci sento pezzi che giudicherei veramente “felici” (qualsiasi cosa voglia dire questo aggettivo applicato al mondo delle canzoni). Se proprio devo risponderti direi che se la giocano Anche gli sputi riflettono il sole, un brano che è un inno ad abbandonarsi alla complessità dell’esistenza senza farsi troppe domande, e Ritorno a Napoli, una canzone che parla di cambiamento e di voglia di tornare a vivere dopo un periodo complicato.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Mi piacerebbe se la mia musica fosse fruita tra un’ora e l’altra delle proprie giornate, magari anche in modo segreto e riservato. Ecco, mi piacerebbe ambire a diventare una sorta di guilty pleasure, uno di quegli artisti che hai “bisogno” di ascoltare per avere un po’ di sollievo e per sentirsi coccolati durante le proprie malinconie. Anche se può sembrare strano, mi piacerebbe davvero ambire a diventare questo: un artista da ascoltare in segreto, in certi momenti della giornata, per farsi compagnia e sentirsi riconosciuti.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
It’s Raining Today di Scott Walker, Isolation di John Lennon e Il Natale è il 24 di Piero Ciampi. Nell’ultimo caso, però, ce ne sarebbero anche molte altre.

Ecco Anche gli sputi riflettono il sole:

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