Alice Caronna è una cantante romana e Sei è il suo secondo album. Un viaggio intimo attraverso il tempo, l’amore e la trasformazione. Dodici brani che oscillano tra pop, cantautorato e soul, dove il canto si fa parola e sussurro, e ogni nota racconta ciò che resta, ciò che cambia e ciò che continua a vivere dentro di noi. Sei è una cronologia emotiva degli ultimi anni dell’artista, ma anche una riflessione sulla crescita, sull’accettazione, sulla paura della fine e sulla libertà che nasce quando impariamo ad accoglierla. Ne abbiamo parlato con lei.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Ho realizzato da poco che la mia musica ha una forte sofferenza di fondo, che però è sempre piena di speranza; per cui direi di sì, sono una persona che spera in modo felice.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, SEI, E PERCHÉ?
La più triste, per me, è Avvicinarsi, perché l’ho scritta dopo aver capito i miei errori ed ero pronta ad accettare i cambiamenti e a risolvere tutto. Però, questa volta, dentro di me sapevo che ormai era troppo tardi e che a questa speranza mi stavo solo aggrappando.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
DDL è sicuramente la più felice. Siamo io e te contro tutti, siamo unite, siamo forti e non ci serve altro.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Non so se la felicità sia l’emozione che ti arriva con la mia musica. Io credo che possa invece aiutare a guardarsi dentro, a porsi delle domande e ad accettare che ci sia sempre un puntino nero in un cerchio bianco, e che in fondo può anche andare bene così.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
En e Xanax di Samuele Bersani (ma anche qui nella tristezza c’è speranza), Routine di Steven Wilson (capolavoro tristissimo che ti spacca in due, ma alla fine ti fa fare respirare), e poi, dai, non ci mettiamo Cinque giorni di Michele Zarrillo? Quella canzone che, se stai male, devi per forza ascoltare per stare peggio.
Ecco Sei:


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