Un po’ di spazio, del tempo e del coraggio è il primo EP di Sofia Fiore, cantautrice classe 2004 che nel suo esordio ha raccolto cinque pezzi, scelti tra tutti quelli scritti prima dei vent’anni. Una sorta di romanzo di formazione, che cristallizza cosa abbia significato per lei crescere: innamorarsi, provare nostalgia, accettare il cambiamento, lasciare andare, farsi distrarre dalla vita e dalla società intorno a noi. È la fine dell’adolescenza e l’inizio di qualcosa di nuovo, sotto i migliori auspici. Ne abbiamo parlato con lei.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
La divisione tra musica triste e musica felice è sempre molto caotica per me, è più il testo o la musica a infonderci tristezza? E quando entrambe le parti sono molto lente e sconsolate cosa rende il brano immersivo e non banale e melenso? Scrivo musica triste? Forse tutto sommato sì, nelle mie parole c’è molta nostalgia. La testa e la penna sono molto sintonizzate dunque direi che mi sento molto rappresentata dalla mia musica. Sono una persona felice che nella nostalgia vede il poetico, il bello, ma comunque ci naviga facendo emergere pensieri ed emozioni non spensierati. Trovo però che in questo EP ci sia il desiderio di trovare un equilibrio, cerco nei fondi del caffè, parlo a me stessa augurandomi di galleggiare lasciando che il mondo mi attraversi senza affossarmi. Tirando le fila, quando sono felice senza trabocchetti riesco ad esprimerlo e a farne esperienza con il corpo, mentre nelle sensazioni più “blu” o semplicemente più sfaccettate ho bisogno di scrivere. Forse allora sono una persona felice che fa musica triste.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, UN PO’ DI SPAZIO, DEL TEMPO E DEL CORAGGIO, E PERCHÉ?
La canzone più triste del mio EP personalmente è Tenero richiamo. È l’unico brano che non racconta il tempo, la nostalgia, i rapporti, ma racconta il dolore sotto forma di elenco ridondante. Non so se è il brano effettivamente che più possa essere considerato triste ma lo associo ovviamente al periodo della sua “nascita” e ricordo tanta rabbia e tristezza per ciò che sentivo e che cercavo senza troppi giri di parole di mettere su carta.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
La canzone più felice invece forse è Lorenzo, racconta la paura della fine di una storia, la previsione della nostalgia che avrei provato in seguito alla fine della relazione, ma tanto da lì non si scappa. Tutto sommato la previsione della nostalgia è comunque più sottile della nostalgia stessa. Mentre scrivevo Lorenzo ero effettivamente contaminata da queste paure ma ero felice e innamorata.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Mhhh sicuramente più che felice le canzoni (per lo meno le mie) potrebbero creare uno spazio per chi in qualche modo condivide gli stessi stati d’animo dell’EP. Non tutti dedichiamo la stessa attenzione e la stessa cura al nostro mondo emotivo e avere la possibilità di abbandonare i pensieri accompagnati dalla musica può essere estremamente curativo. Almeno per quanto mi riguarda la sensazione di benessere che la musica mi dà, può derivare o dalla componente sonora e ritmica o dalla sensazione di liberazione condivisa.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Questa domanda è super difficile per me, non sono brava in tutto ciò che richiede dell’ordine, l’essere netti e decisi, ma ci sono brani che fanno sempre lo stesso effetto a cui non c’è rimedio. In questo momento sulla punta della lingua c’è: La canzone di Marinella di Fabrizio De Andrè, Scomparire di Giovanni Truppi, La stessa parte della luna di Emma Nolde. Anche Mambo di Lucio Dalla ha un potere pazzesco nel raccontare il dolore, ma la sua voce, la sua estensione e la melodia del brano non mi rilasciano una profonda tristezza bensì quasi leggerezza nel sentire con schiettezza parole che raccontano sofferenza. Per cui non può rientrare nei brani più tristi forse. L’avevo detto di non essere brava.

Ecco Un po’ di spazio, del tempo e del coraggio:

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