Whicch Witchh è il titolo dell’album d’esordio di J.D. Woodbine, il progetto solista di Daniele Sabatelli, giovane songwriter pugliese che trasforma la propria inquietudine in suono. Le sue canzoni, sospese tra blues, roots e folk di confine, evocano una New Orleans senza tempo, fatta di fumo, spettri e romanticismo decadente. J.D. Woodbine costruisce un microcosmo dove l’occulto e il sentimento si intrecciano in un rito intimo e magnetico. Nei suoi testi esplora le zone d’ombra dell’animo umano — paure, desideri e visioni che spesso restano nascoste — ricordandoci che anche nel buio, non siamo mai davvero soli. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Onestamente non mi piace pensare di essere né una persona triste né tanto meno una felice. Credo che la verità si celi nel mezzo, nel riuscire a comprendersi e a comprendere che gli stati d’animo siano mutevoli. Ci sono giorni in cui già dal risveglio mi sento carico di energie e con un’energia così forte da poter a malapena contenerla, altre volte capita che io possa svegliarmi con pesantezza e con un alone di sgomento che sembra essere impossibile superare. Per me la soluzione è stata semplicemente cercare di incanalare queste forze in modo positivo e costruttivo attraverso la mia musica, innumerevoli volte mi sono sentito sconsolato ma dopo poco tempo passato a lavorare su i miei brani mi sono trovato ad essere sollevato, più tranquillo. Il che non vuol dire che io non sia meno afflitto o sottotono ma che semplicemente alla fine del tutto so che queste mie turbe possono avermi portato a creare un qualcosa di nuovo ma soprattutto qualcosa di cui poter essere fiero.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, WHICCH WHITCHH, E PERCHÉ?
Se dovessi scegliere il brano più triste in assoluto del disco direi a mani basse Oh Friend. Un brano che parla di come l’amore giusto possa arrivare in qualsiasi momento, spesso però le circostanze non sono quelle giuste e molte volte scegliere di perseguire questi amori può comportare grandi rischi ma soprattutto conseguenze, ripercussioni indelebili. Molte persone scelgono di privarsi di tali amori e questo brano affronta proprio l’opposto. Perseguire un qualcosa di giusto nonostante ogni fibra del tuo corpo ti rema contro, ma personalmente credo che le cose più importanti nelle nostre vite spesso hanno un costo e sta a noi scegliere se ne valga davvero la pena.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Per quanto concerne il brano più felice del disco, direi Shake. Canzoni dalle suggestioni surf e rock’n’roll, dove ho voluto dar sfogo alla parte più leggera della mia persona. Difatti il tutto è nato da una serata passata a ballare il twist (e onestamente non sono uno che balla molto e il che la dice lunga!) e che poi mi ha portato a voler incapsulare in un brano la bellezza del muoversi, del sudare divertendosi e ma soprattutto ci tenevo molto a poter creare un qualcosa che potesse far vivere queste emozioni anche ad altri.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Credo che la mia musica sia intima ed onesta, mi piace scrivere anche ciò che per me è scomodo. Di conseguenza credo che la mia musica possa essere un outlet per tutti coloro che credono di non avere il coraggio di esprimere ciò che provano. Vorrei tanto che i miei testi fossero un porto sicuro per tutti coloro che si credono non all’altezza, insicuri, soggiogati, tristi o poco amati. Vorrei tanto che fosse così poiché io in primis affronto tutte queste cose giorno per giorno e la musica mi è stata sempre di grande conforto e vorrei poter fare per gli altri ciò che i grandi artisti del passato hanno fatto per me.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Parlando di grandi artisti, se dovessi scegliere tre brani tristi in assoluto che hanno segnato la mia vita direi I’m so Lonesome I Could Cry, brano di Hank Williams anche se la versione che preferisco in assoluto e quella di Elvis nel suo live album Aloha, From Hawaii del ’73, Can the Circle Be Unbroken” di The Carter Family, brano storico che risale a molto prima della famiglia Carter, ma la loro versione mi ha segnato particolarmente negli anni e Beginning Of The End dei Judas Priest, brano molto significativo per me, mi ha accompagnato in un periodo molto buio della mia vita ed è una canzone che associo direttamente a mia sorella.
Ecco Whicch Whitchh:


Aggiungi un commento