The Mon è il progetto solista di Urlo, noto come cantante, bassista, tastierista e co-fondatore (insieme a Poia) della band italiana Ufomammut, pioniera del heavy psych. Songs for Abandon, il nuovo album, nasce in un momento di solitudine profonda, quando l’abbandono non era soltanto un concetto astratto ma una condizione vissuta. Da quell’esperienza è scaturito
un rituale personale: scrivere una canzone al giorno, per nove giorni consecutivi, armato soltanto di chitarra acustica e voce. Questi brani, nudi e diretti nella loro essenza originaria, sono stati in seguito arricchiti da testi e dettagli sonori minimi, pensati per amplificare l’intensità emotiva senza intaccarne la sincerità. Ne è nato un disco che conserva la crudezza del gesto primario, restituendo un senso di intimità quasi confessionale. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mah, dipende dal giorno! Diciamo che faccio musica, e poi sta a chi ascolta viverla come triste o meno. Ognuno percepisce emozioni diverse, ed è proprio questa la magia che c’è dietro ogni nota. Io sono una persona tranquilla, a volte malinconica, a volte serena, come tutti. Forse è proprio questo alternarsi di stati d’animo che tiene viva la mia creatività… e che rende la musica qualcosa di autentico, anche quando sembra “triste”. Forse mi preoccuperei di più se facessi solo musica troppo felice. C’è un detto che dice “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti”, o sbaglio?
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, SONGS FOR ABANDON, E PERCHE?
Probabilmente The Hidden Ghost. Non saprei dire il perchè, ma è il pezzo che tra testo e musica sento più triste degli altri. L’immagine del testo che parla del silenzio che mi tiene prigioniero come le catene di un fantasma nascosto, mi sembra molto malinconica, spettrale.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Felice è un parolone… La più psichedelica per testo e struttura è forse The Fluorescent Sand che ha un qualcosa che potremmo definire “bizzarro” nelle immagini del testo.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso alle canzoni che faccio come a dei viaggi, momenti in cui mi lascio guidare dalle vibrazioni dello strumento che ho tra le mani. È una forma di benessere, quasi un rito interiore, in cui la mente si apre e il tempo smette di avere importanza. Mi allontano dal presente e, come un Silver Surfer, fluttuo nello spazio, portato dalle onde della musica. In quei momenti sento di dissolvermi, di diventare parte del suono stesso, come se ogni nota fosse un respiro dell’universo. Ascoltando questo album a occhi chiusi, si può essere trasportati in un mondo lontano, sospeso tra sogno e realtà, dove la musica diventa una porta, un passaggio verso qualcosa di più profondo, quasi spirituale. Forse è proprio lì che si nasconde la felicità: in quell’attimo in cui ci si perde e si diventa tutt’uno con il suono.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
è molto difficile scegliere solo 3 canzoni… Futo di Shida Shahabi, Breathe dei The White Birch, It’s All Over dei The God Machine.
Ecco Songs for Abandon:


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