Problemidifase è Samuele Zenti, cantante veneto che passa dal pop allo shoegaze per raccontare un certo tipo di disagio personale, sperando che qualcuno ci si possa riconoscere e che, auspicabilmente, riesca a sentirsi un po’ meno solo. Ristorante / Alberto / Croce è il suo primo EP: “il punto di congiunzione fra il totale isolamento e il mondo esterno, il frutto di un lavoro spontaneo fatto di contaminazioni e sperimentazioni, rifinito però nei dettagli con cura e pazienza”, così lo definisce, e ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE
Come tutti vado a periodi, ci sono momenti in cui sono molto felice ma durante i quali difficilmente scrivo canzoni. Scrivere è per me quasi sempre buttare fuori il peggio che ho dentro, per questo la mia musica può essere considerata triste.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, RISTORANTE / ALBERGO / CROCE, E PERCHÉ?
La più triste penso che sia mascara, sia per il testo sia per le sonorità.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Sicuramente Porta Vescovo, il cavallo di battaglia che piace a grandi e piccini, il pezzo più pop che ho scritto fino ad ora (anche se ha sicuramente la sua buona carica di malinconia).

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso che molte persone, nel momento in cui sentono tristezza, abbiano bisogno di sapere che qualcun altro sta provando (o ha provato) la stessa cosa. Esiste secondo me questo bisogno viscerale di rispecchiarsi e riconoscersi negli altri, per sentirsi meno soli, magari capiti, e la musica può diventare un mezzo molto importante.
Come dicevano i vecchi cari A Day To Remember:
“Tend to do my best when everything goes wrong
That’s why sad songs make me happy, ‘cause I don’t have to feel alone”

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Fluorescents di Casey, Katy Song dei Red House Painters ed End Of The Affair di Ben Howard.

Ecco Ristorante / Alberto / Croce:

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