Credendoti montagna è l’album d’esordio di Nicolas Zullo, cantante toscano classe 1992: tra folk-pop e psichedelia, tra melodia e stravaganza, con timbriche calde e artigianali che abbracciano l’ascoltatore, in una progressione verso una sfera sempre più onirica. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Non saprei. Il mio intento, con la musica che faccio, non è quello di esprimere estrema tristezza né estrema felicità. Mi piace tutto quello che sta nel mezzo e le sue perenni oscillazioni.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, CREDENDOTI MONTAGNA, E PERCHÉ?
Probabilmente Stupore, una canzone nata in un giorno di lutto per me e per le persone che fanno musica con me. Il testo parla di una vita che finisce e finendo diventa in-finita, cioè allo stesso tempo non terminata ed eterna. Senza cercare di fare filosofia, mi piace credere che con la morte la vita torni a tutte le cose e ci circondi.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Sicuramente Strano siero, la sesta traccia in scaletta e la canzone più “allegra” da un punto di vista musicale, che segna un’inversione di tendenza all’interno del disco. È un segnavia.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Immagino che, se qualcuno riuscisse a riconoscere un suo sentimento all’interno di un mio brano, questo lo/la renderebbe felice. A me accade così, anche per le canzoni più tristi. Una cosa che mi piace della musica è che ha questa capacità di farti sentire in compagnia anche nella più totale solitudine.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Non so se siano le mie preferite di sempre, ma sicuramente sono delle canzoni “tristi” o comunque malinconiche che in questo momento mi va di citare: The Lonesome Death of Hattie Carrol di Bob Dylan, Julia dei Beatles, Luna indiana di Franco Battiato.

Ecco Credendoti montagna:

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