I Noday, band tra Reggio Emilia e Modena, debuttano con l’EP Solo stare solo, un lavoro che fonde shoegaze, grunge e alternative rock anni 90 tra riverberi, fuzz e melodie malinconiche. Le cinque tracce parlano di alienazione, relazioni che si consumano, traumi del passato e difficoltà nel trovare il proprio posto mentre tutto cambia. Un esordio intenso e rumoroso, sospeso tra energia emotiva e fragilità generazionale.

Insieme al loro EP, sono gli stessi Noday a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo Solo stare solo:

Low – Words
Voci sofferte su un arrangiamento essenziale e necessario. Quando la voce femminile entra nel ritornello è come un fulmine che squarcia la notte.

Smush – If We Didn’t Cry
Il pezzo si chiede cosa saremmo senza il dolore, ma la risposta è coperta dal fuzz

Hum – I Hate It Too
Uno dei gruppi più sottovalutati degli anni 90, forse i precursori del moderno shoegaze contaminato dal grunge. Il pezzo esplode prendendo consapevolezza che anche quando odi tutto, qualcuno dall’altra parte fa altrettanto. Mal comune, mezzo gaudio.

My Bloody Valentine – When You Sleep
Shields è maestro nell’unire noise e melodie. Un inno per “sottoni”.

Codeine – D
Il tempo si dilata all’infinito. I Codeine suonano lento per scandire meglio i loro pensieri. Un brano che descrive come la quotidianità possa logorare una relazione… che poi è un tema anche del nostro EP!

Elliott Smith – Between the Bars
Una ninna nanna per adulti (feriti): la voce di Elliott è così delicata da sembrare che stia parlando solo a te nel cuore della notte.

Slowdive – Sleep
Cover (con un altro testo) del precedente progetto di Christian Savill Eternal. Il pezzo è una demo di Souvlaki mai pubblicata ufficialmente, in cui il riverbero sfuoca i contorni degli accordi di chitarra. La canzone testimonia come gli amori adolescenziali apparentemente effimeri possano lasciare un segno per sempre.

Whirr – Raw Blue
Gli Whirr riescono a trascendere la sadness shoegaze, integrando quello che le parole non riescono a esprimere.

Lauren Lakis – I Fall Apart
Voce che porta il trauma emotivo in superficie in modo esplicito. Il brano che attacchi a suonare o ascoltare quando smetti di fingere di stare bene.

Nothing – Downward Years to Come
A metà tra una promessa e la presa di coscienza che le cose alla fine non migliorano: sei tu che semplicemente le sopporti meglio. La band che ha catapultato lo shoegaze agli antichi fasti.

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