Loved Ones è il nuovo EP della romagnola June (di cui avevamo già presentato i singoli Weaving Song e Different Life): un EP intimo tra alt-folk e indie pop, che trasforma l’ascolto in una sorta di diario condiviso. Un racconto di legami, crescita e gratitudine, che dà forma a un amore quotidiano, imperfetto ma necessario. Un piccolo atlante emotivo che segna il passaggio dall’introspezione solitaria all’apertura verso gli altri. Ne abbiamo parlato con lei.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Direi che mi sento abbastanza HypFi, specialmente in questo periodo della mai vita. La mia musica, sia le uscite più recenti che quelle passate, hanno innegabilmente un fil rouge di malinconia che le unisce; testi e produzioni ruotano sempre attorno alla creazione di atmosfere un po’ tristi, in fondo. Ma io, Giulia, sono parecchio felice e forse, pian piano, queste emozioni stanno iniziando a trasparire anche nella mia musica e sono molto curiosa di continuare ad esplorare questo nuovo risvolto del mio processo creativo.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, LOVED ONES, E PERCHÉ?
Sicuramente Everything, il brano di apertura, anche se più che triste lo definirei nostalgico. È un brano che riflette su un periodo di grande cambiamento e transizione, scritto quando stavo finendo l’università e mi affacciavo per la prima volta sul mondo senza il “salvagente” della vita accademica. In un certo senso, rispecchia un po’ anche una sorta di abbandono, quasi di lutto verso la me studentessa, verso la spensieratezza e la frenesia di quell’epoca della mia vita.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Mouse! Per la prima volta mi sono gettata nella scrittura e nella produzione di un brano molto luminoso, e un po’ scatenato. Avevo bisogno di esprimere in modo quasi esplosivo il bene che stavo sentendo attorno a me, ero estremamente felice e quasi sopresa di tutto ciò. Mouse è una canzone anche molto visiva, evoca molte immagini di leggerezza, di libertà e di luce. Io e Francesco, il mio co-produttore, abbiamo letteralmente saltato e ballato la prima volta che l’abbiamo sentita conclusa.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso che la mia musica sia prima di tutto molto sincera e semplice. Tutti i miei brani sono nati e si sono sviluppati in casa, nella mia stanza o in quella di Francesco, quindi alla base hanno un elemento di intimità molto pronunciato. Il rendere pubblico qualcosa di così personale è un invito alla condivisione, al rivedere sé stessi nell’altro, e questa è una cosa che sicuramente dona conforto. Se c’è un messaggio in Loved Ones è che la felicità molto spesso passa per la collettività.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Difficile nominarne solo tre, perché chiaramente la musica triste è da sempre un po’ la mia preferita. Sicuramente devo citare Phoebe Bridgers, che è una delle mie ispirazioni principali, con Funeral. Poi direi Fourth of July di Sufjan Stevens e Both Sides Now di Joni Mitchell, nella versione del 2000, che per me diventa ancora più malinconica se ascoltata subito dopo quella del ’69, in Clouds.
Ecco Loved Ones:


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