Everest è il quinto album di Massimo Giangrande, cantautore romano sempre originale nelle sue scelte: un disco intimo e raffinato, tra ballad sospese e sfumature psichedeliche, che costruisce veri e propri paesaggi sonori. Un album sorprendente, fatto di canzoni profonde e vere, capace di colpire con eleganza e intensità. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Non mi definirei una persona triste, però la malinconia mi ha permesso di osservare e conoscere il mondo in maniera profonda. Abitando i suoi abissi, e dandomi la forza di affrontare le mie fragilità con coraggio e trasformarle in energia creativa.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, EVEREST, E PERCHÉ?
Forse il brano più triste, per così dire, dell’album è Sent You Flowers perché è attraversato da un senso di “saudade” e di abbandono che ha caratterizzato un momento della mia vita recente, in cui ho dovuto fare i conti con il fallimento degli ideali di “gioventù”
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Il brano più felice o ottimista se vogliamo considerarlo così, è Life Is a Gift dove è presente una testimonianza laica del mistero della vita, che agli occhi di un animo puro e sincero riesce ancora a destare stupore e meraviglia.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
La speranza è quella che in qualche modo la mia musica e in particolare questo mio ultimo disco, riesca a trasmettere un senso di forza e di consapevolezza determinate dall’importanza di difendere le piccole cose, dal prendersi cura dei semplici gesti ai quali ormai non prestiamo più attenzione ma che oggi più che mai sono l'”arma” più forte che abbiamo contro l’omologazione e le false ideologie di un mondo alla deriva.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Lover You Should’ve Come Over di Jeff Buckley, Boys Don’t Cry dei Cure, Perfect Day di Lou Reed.
Ecco Everest:


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