Paola Pizzino, cantautrice calabrese classe tra pop contemporaneo e R&B, ha pubblicato il suo nuovo EP Isola. Cinque brani che raccontano relazioni, memoria e ricerca di sé senza idealizzare nulla, lasciando convivere ricordi, contraddizioni e vulnerabilità. L’isolamento diventa così non solo solitudine, ma lo spazio per fermarsi e ritrovare il proprio centro. Ne abbiamo parlato con lei.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Decisamente sì. Solo nella musica riesco ad essere triste. Al di fuori ti sfido a trovarmi con il muso.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, ISOLA, E PERCHÉ?
Cliché, perché è l’unica in cui non mi sembra di trovare effettivamente una possibile soluzione alla “distanza emotiva” che caratterizza l’intero EP, se non un – insoddisfacente – “mal comune, mezzo gaudio”.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Isola, perché mi insegna che vicino e lontano sono concetti estremamente relativi e che sono molto fortunata se, tirando le somme, mi sembra di avere “tutto ciò che voglio qui ad un passo da me”.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Personalmente mi sento felice ogni volta che riesco ad avere una conversazione emotivamente complessa, anche francamente pesante, con qualcun*. Perciò spero di essere, per chi mi ascolterà, la persona che sembra capirmi davvero quando mi apro e che mi offre sempre nuovi spunti di ragionamento.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Tre sono davvero poche, non ce la faccio. Dirò le prime che mi vengono in mente e fuggirò dalla responsabilità di scegliere “le preferite”: Una ragione di più di Ornella Vanoni, Listen Before I Go di Billie Eilish, I’d Rather Go Blind di Etta James.
Ecco Isola:


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