MM è un duo elettronico milanese che riporta il dialetto milanese fuori dal folklore, tra downtempo, jazz, trip-hop, drum’n’bass e ambient. El me nom descrive la condizione di chi, nella Milano iper-produttiva e tecnologica, non si riconosce più nel meccanismo che lo circonda. “Il mio nome è nessuno” diventa così una nuova definizione di sé: l’identità che si dissolve nel rumore di fondo della città.
Insieme al loro singolo, sono gli stessi MM a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo El me nom:
“Grazie mille per averci invitato a compilare questa playlist che da amanti della musica triste siamo contenti di poter condividere.
Essendo un duo ci siamo divisi equamente cinque brani a testa, che possono idealmente rappresentare un lato A ed un lato B di un disco triste e bellissimo.
Il lato A è compilato da Marco e il lato B da Mattia (scelta puramente dettata dall’ordine alfabetico dei nomi).
Buona tristezza!”
LATO A
Leonard Cohen – Take This Longing
Il pezzo più crudo e straziante del più grande paroliere di sempre, dove l’erotismo, l’amore, l’ossessione e il desiderio coabitano in una poesia tragica e disperata. Non esiste altro brano dove la vulnerabilità sessuale ed amorosa è così vivida, spirituale e decadente come in questo capolavoro del cantautore canadese. Mi ha sempre ossessionato questa canzone e l’ho sempre considerata un metro di paragone per le canzoni tristi e coraggiose.
Beck – Guess I’m Doing Fine
Il lutto amoroso dopo la fine di una lunghissima relazione cantato col cuore in mano con ironia e sarcasmo (fin dal titolo) ma al contempo con una profondità inusitata. Una sezione d’archi maestosa e drammatica fa il resto. Uno dei brani che qualsiasi autore di canzoni tristi avrebbe voluto scrivere, o almeno io avrei voluto farlo.
Gun Club – Carry Home
Chitarra slide distorta e ritmo voodoo, una poesia febbrile e pregna di senso di colpa, che come in un’Odissea moderna in chiave blues punk narra del ritorno all’amore di sempre dopo “così tante autostrade e tante lacrime”. L’incipit “Come down to the willow garden with me” è un riferimento diretto a Down in the Willow Garden, una famosissima e antica murder ballad della tradizione folk americana. Poesia, ricerca, tradizione per un brano scurissimo al sole del deserto americano.
Nick Cave and The Bad Seeds – I Need You
Da estimatore assoluto della poetica di King Ink fin da ragazzino, ossessionato dal suo immaginario allegorico spirituale e religioso e la sua capacità assoluta di mischiare con maestria sacro, profano e black humour, se devo scegliere un solo brano triste della sua immensa discografia scelgo questo. Personale, devastante, tragico. Il cantato che non mira alla tecnica ma alla purezza: la voce trema, si spezza, geme fino a quasi piangere. E in fine, la tetra immagine di una “lunga auto nera che aspetta”. Da brividi.
Bonnie Prince Billy / Johnny Cash – I See a Darkness
Questo brano mi porta indietro nel tempo, sono poco più che adolescente nella mia camera travolto dalle mie ombre interiori, e ascolto in maniera compulsiva questo inno nero pece che guarda al futuro con speranza in un presente di oscurità schiacciante. Redenzione allo stato puro, sia nella versione originale che nella cover capolavoro di Johnny Cash. Immenso.
LATO B
Radiohead – How To Disappear Completely
Kid A è stato il mio primo disco dei Radiohead, portato a casa da mio fratello maggiore in una versione per l’Est Europa. Disco meraviglioso nella sua interezza. Al suo interno, How to disappear completely mi ha catturato prima ancora che ne capissi il significato. Stregato dal suono onirico delle Onde Martenot di Jonny Greenwood, ho ascoltato e riascoltato questo brano meraviglioso centinaia di volte.
Bill Wells & Aidan Moffat – The Copper Top
Un brano eccezionale ed essenziale. Il pianoforte, gli archi e una tromba con sordina si incastrano alla perfezione e sostengono magistralmente la voce calda di Aidan Moffatt. Dal punto di vista testuale un flusso di coscienza immediatamente capace di trasportarti nella situazione descritta. Per me il brano più bello e più triste mai scritto.
Mark Kozelek & Jimmy Lavalle – Somehow the Wonder of Life Prevails
Quando uscì Perils From the Sea (album che contiene il brano) ascoltavo principalmente new folk. Era il suo momento e io, che venivo dalla chitarra classica, ero affascinato dalla possibilità di mettere la tecnica, appresa in tanti anni di studio, al servizio della canzone. Questo album mi fece fare una deviazione verso terreni inesplorati fino a quel momento. Elettronica downtempo, voce minimale, testi che sembrano pagine di un diario. È stato amore a prima vista.
Nick Cave and The Bad Seeds – Waiting for You
Seguo Nick Cave ormai da anni e sono legato a molte delle sue canzoni, ma tra tutte, questa mi tocca particolarmente. In effetti Waiting for you è il brano che mi ha spinto ad acquistare un pianoforte e a imparare a suonarlo. Deve esserci qualcosa di potente tra noi.
Mogwai – 2 Rights Make 1 Wrong
Non voglio fare il poeta ma questo pezzo per me è simile a una “confessione muta”. Inizia piano, cresce, si stratifica e raggiunge una tensione emotiva che non ha bisogno di parole. È il mio pezzo preferito per addormentarmi.


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