Gli Yuma Birch, progetto nato dall’incontro tra Edoardo Elia (PUÀ) e Costanza Delle Rose (Koko Moon, Be Forest), hanno pubblicato Better Way, il loro album d’esordio: tra shoegaze, folk, lo-fi e sfumature weird, il disco procede per frammenti e ricordi attraverso fragilità, amore, perdita e bisogno di appartenenza. Il percorso ha una forma circolare, dalla preghiera iniziale di Emotional Devotional fino a Dòbhran: ciò che si cerca fuori di sé torna dentro, non come risposta ma come nuova possibilità di stare con se stessi. Ne abbiamo parlato con loro.
QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Persone felici che fanno musica malinconica e a tratti tragicamente triste è sicuramente un buon modo per descrivere chi siamo.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, BETTER WAY, E PERCHÉ?
La più triste e sicuramente Sailor. Una canzone sull’attesa, ma anche sulla speranza che l’amore riesca a sopravvivere alla distanza, al tempo e all’incertezza. Il crescendo riflessivo iniziale sfocia in un urlo disperato e travolto dalle onde.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Di allegro c’è sicuramente poco e niente nel disco – ma una canzone che rappresenti uno stato estatico o di beatitudine e quindi felicità potrebbe essere Emotional Devotional, la canzone che apre il disco.
IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Probabilmente il ritmo generale, la pulsazione di alcune canzoni come Mother’s son, Valentine’s, Emotional Devotional o Dobhran ti tirano dentro con il loro bounce. Inoltre le grandi aperture sui finali trasmettono (secondo noi) un forte senso di liberazione.
QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
forse non sono di sempre e sicuramente ce ne sono altre 100 in lista ma oggi ci sentiamo cosi: Sad and Beautiful World degli Sparklehorse, Velvet Gloves & Spit dei Timber Timbre, Bombed di Mark Lanegan.
Ecco Better Way:


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