Francesco Pintus, cantautore calabrese di stanza a Milano che spazia dal folk autorale al pop alternativo fino alla bossa nova, ha pubblicato Estranei dall’esterno, per sempre uguali, il suo secondo album. Nove brani scritti in pochi mesi, tra riflessioni sul tempo e sui rapporti umani, uniti dall’idea che il rapporto con gli altri sia la via per riscoprire sé stessi. Un disco che non cerca facili consensi e punta a preservare la canzone d’autore senza cadere negli stereotipi.
Insieme al suo album, è lo stesso Francesco Pintus a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo Estranei dall’esterno, per sempre uguali:
Elliot Smith – Between The Bars
Questa canzone e tutto il disco Either/Or mi hanno insegnato dal primo ascolto molti anni fa quanto la fragilità possa diventare creatività, quanto pochi elementi al posto giusto ma sinceri possano toccare corde invisibili.
Sufjan Stevens – Forth of July
In questa canzone c’è tristezza e tenerezza allo stesso tempo, c’è rassegnazione ma senza lamento, le sonorità sono uniche e la sua voce una carezza. Pezzo e disco necessario a cui ritorno spesso.
Bon Iver – Flume
Scontato ma non poteva non esserci, brano di una profondità disarmante che anche al millesimo ascolto mi riporta sempre lì, ai miei 20 anni e alla paura di crescere, di affrontare la vita, e di sentirmi compreso e accolto.
Radiohead – Nude
Potrei metterci tutto In Raimbows e quindi ci finisce quella che nell’ultimo periodo è la canzone a cui più ritorno, che poi negli anni varia. E’ un disco che mette insieme intelligenza armonica, scrittura profonda, emotività fortissima. Che vi devo dire, niente.
Tom Rosental – Alone in Oslo
Secondo me lui è, anche per origini, l’autore che più riesce a mettere in musica le sensazioni che si provano in un inverno qualunque, in una piccola città ordinata e fredda del nord Europa, con un caffè troppo lungo tra le mani e delle case colorate che provano a spezzare la luce opaca delle nuvole.
I Cani – Sparire
Canzone per me importantissima, rientra tra quelle che mi hanno fatto sentire capito nei momenti peggiori. È questo che rende la musica triste necessaria, non perchè alimenta il dolore ma perchè crea empatia.
Damien Rice – Amie
C’è un verso in questa canzone che dice “And tell it like you still believe that the end of the century brings a change for you and me”, ci trovo una tristezza e una tenerezza necessaria. La voglia di rivalsa e di cambiare delegata al tempo che passa, sperando che possa riattaccare i pezzi.
Fabrizio De André – Verranno a chiederti del nostro amore
Semplicemente, credo, la canzone più bella mai stata scritta per descrivere quello che si prova nel lasciare andare, nell’abbandonare l’idea di un noi, nel ritrovare se stessi augurando la felicità a chi si è fatto del male per amore.
Brunori Sas – La vita pensata
Capolinea di un disco incredibile, forse la canzone più semplice nella costruzione ma più forte nel messaggio. La vita va vissuta ma spesso, troppo spesso, finiamo a pensarla.
Emanuele Colandrea – Osso di mela
L’amore (in ogni suo senso, relazionale, genitoriale, incondizionato) in pochi accordi e un testo meraviglioso. Emanuele secondo me con questo pezzo da dieci a zero ad ogni autore che abbia mai provato a mettere in forma canzone queste sensazioni.


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