Avevamo già parlato diverse volte dei Buckwise, la band pugliese tra dream pop e IDM, che ha ora pubblicato il secondo album, Neon. Si tratta di un viaggio che esplora l’essenza dell’esperienza umana attraverso un mix di sonorità intense e testi evocativi. Il tema centrale dell’album è il tempo, visto come un flusso continuo che ci costringe a confrontarci con la crescita, il cambiamento e la necessità di trovare significato nelle nostre azioni. Ogni traccia riflette una sfaccettatura di questa ricerca esistenziale, collegando le esperienze individuali a un mosaico più grande, universale. Ne abbiamo parlato con loro.
QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Molto. Questo nostro ultimo disco si può dire che lo testimonia in pieno, è un disco triste per persone felici, nel modo in cui alterna le atmosfere sonore ed affronta le tematiche presenti nei brani.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, NEON, E PERCHÉ?
Probabilmente Choose to Fall, il ritornello straziante fa da megafono per i conflitti interiori che ci mettono in contrasto con la realtà che ci circonda. Una menzione speciale va però a Vega e anche a Life in Plastic, una ballata dolce che però nasconde la storia straziante di una balena che non riesce a tornare in superficie a causa dell’enorme mole di rifiuti presenti nell’oceano.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Sicuramente Twin J: cosa c’è di più fantastico e assurdo di Aphex Twin e Jerry Calà che jammano insieme?
IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Ogni brano racconta qualcosa di particolare, creando un mix di emozioni che fa riflettere ma, allo stesso tempo, dà anche una sensazione positiva.
QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Andiamo sul classico: Exit Music dei Radiohead, Disarm degli Smashing Pumpkins e Goodbye di Apparat.
Ecco Neon:


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