Negli ultimi anni abbiamo seguito il percorso musicale di Daniela Mariti, prima come voce degli In June, poi con il suo progetto solista, Danxgerous. Avevamo già parlato dei singoli Clairvoyant e Disillusionment, ma ora che è uscito l’album Old Soul ne abbiamo parlato direttamente con lei. L’album segue il racconto di un’anima antica, fuori dal tempo, che vaga in un mondo che non sente suo, dove i sogni hanno preso un’altra direzione, fino all’epifania che ciò che cerca è già dentro di lei, tra amore, ferite generazionali e resilienza femminile.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Sicuramente faccio molta musica triste, in quanto l’ispirazione per le mie canzoni viene principalmente da momenti negativi o di sofferenza. Mi piace molto ascoltarla anche, la musica triste, che è la più catartica. Sono certamente una persona che vive i propri sentimenti intensamente e in maniera introversa, e scrivere musica è la mia valvola di sfogo. Mi sento però, nella vita di tutti i giorni, di ricercare sempre il positivo, nelle cose che mi circondano e nelle persone. Vivo la tristezza in maniera aperta, e la dedico alle canzoni e alla creatività, e con il fatto che mi ritrovo a sfogare i sentimenti più negativi e oscuri nelle tracce che compongo, riesco, in qualche modo, a non trattenerli dentro di me e trasportarli nella vita ‘reale’, e questo mi permette di sorridere e ridere molto, e vivere la vita con filosofia (quasi sempre).

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, OLD SOUL, E PERCHÉ?
Forse direi proprio la title track: Old Soul. La traccia è un vero e proprio indugiare su tutte le cose che mi feriscono di più: sentirsi inadeguati, somatizzare il dolore mentale nel dolore fisico, creando attrito tra mente e corpo, in un circolo vizioso di sofferenza. Old Soul parla di frammentazione, dell’incapacità di sentirsi piena ma sempre, in qualche modo, a pezzetti. Parla di un’identità mai del tutto pronta e costruita, un continuo lavoro in corso, e in particolare di un’identità che si sente molto più vecchia e datata della sua età reale. Si sente vecchia perché forse spesso dimenticata e non sempre del tutto compresa. Ma ripensando al momento in cui l’ho composta, mi rendo conto di quanto fosse effettivamente un estremo sfogo: un tirare fuori tutte le cose che più mi angosciavano e mi facevano soffrire, per metterle in musica e vestirle, vestirle di uno strato che potesse renderle belle e, in qualche modo, esorcizzarle. Ed è questo che fa poi anche tutto l’album, motivo per il quale il titolo sembrava estremamente calzante.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Where the love Is è la traccia che ha un mood più felice e positivo per me. E’ una delle dichiarazioni d’amore contenute in Old Soul, e il luogo mentale da cui è venuta l’ispirazione per questo pezzo è un luogo estremamente felice e accogliente. Anche se nella prima parte della canzone c’è un richiamo ad un sentimento di solitudine e resistenza rispetto all’accettazione dei propri sentimenti, alla fine della canzone la ricerca dell’amore giunge a lieto fine e alla realizzazione che quello che cercavi era proprio davanti ai tuoi occhi e al tuo fianco, e che quando l’universo parla attraverso i suoi segnali, la cosa giusta è ascoltarlo e buttare giù quei muri intorno a te che non sono davvero lì a proteggerti ma a tenerti lontana dalla felicità.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso e spero che la mia musica possa più che altro dare un conforto alle persone che l’ascoltano. Vorrei che fosse un rifugio per quando ci si sente tristi, inadeguati e abbandonati, per trovare una via di uscita, una distrazione per quando c’è bisogno di sentirsi meno soli. Nelle canzoni tristi si trova sempre una sorta di conforto nel sapere che non si è gli unici a soffrire, e per me la musica è questo da fruitrice, e vorrei riuscire a infondere la stessa sensazione nel mio pubblico.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Difficile scegliere, ma questa è la mia compilation: Not a Lot, Just Forever di Adrianne Lenker, Roman Candles di Elliot Smith, Smoke Signals di Phoebe Bridgers,

Ecco Old Soul:

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