Nello specchio è l’EP d’esordio di Martina Gil, giovane cantante piemontese di cui avevamo già presentato il singolo Le cose sbagliate. Un lavoro che prende forma come un autoritratto emotivo in cui la scrittura diventa lo spazio per osservare ciò che si è stati e ciò che si sta diventando. Quattro brani nati dallo stesso momento creativo, le prime canzoni scritte e suonate dall’artista, raccolte in un progetto che vuole dare forma a una prima, autentica, dichiarazione espressiva. Ne abbiamo parlato con lei.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Intendi su una scala da 1 a “scrivo solo quando la tristezza prende possesso di ogni fibra del mio corpo”? A parte gli scherzi, no, non sono una persona sempre felice e non mi forzo di esserlo, credo che viversi la propria tristezza sia fondamentale, io da quella ho tirato fuori tanta musica.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP NELLO SPECCHIO E PERCHÉ?
Secondo me la canzone più triste di questo EP è Domenica, perché la domenica è per antonomasia un giorno complicato, almeno, per me. Nel brano affronto la solitudine di chi fa i conti con se stesso in un giorno di passaggio come la domenica, ma spesso il bilancio finale non è dei più incoraggianti quando non hai nessuno a dirti che, in fondo, andrà tutto bene.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Credo sia L’accordo perché ha una melodia un po’ più allegra, ma più che felice la definirei una canzone arrabbiata ecco.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Quello che spero possa succedere a chi ascolta le mie canzoni è di sentirsi capito o capita. Credo non ci sia niente di più confortante che ritrovarsi nelle parole di qualcuno. Che sia in un libro o in una canzone.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Sono La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De Andrè, Sally di Gigi Perez e Special Needs dei Placebo.
Ecco Nello specchio:


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