Pastorale è il nuovo album dei toscani Le pietre dei giganti, in cui la loro cifra stilistica stoner rock si arricchisce di influenze world music: chitarre heavy e atmosfere cupe vengono trascinate da groove frutto della sperimentazione con poliritmi latini e caraibici. In questo modo, le cadenze mantengono la vena tribale del disco precedente, acquisendo però una sfumatura etnico-popolare, accentuata dall’uso di percussioni, handclapping e melodie cantate a più voci.
Insieme al loro album, sono gli stessi Le pietre dei giganti a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo Pastorale:
Alice In Chains – Nutshell
Un’estetica che smuove ricordi di infanzia e di vecchie amicizie. Ascoltarla è ormai come entrare dentro la propria camera, trovare ciò che ti rappresenta e che senti tuo.
Gorillaz – 19-2000
Questo pezzo ci ricorda l’infanzia, il relativo videoclip, i quattro personaggi animati erano buffissimi. Tra l’altro… l’ultimo album The Mountain è clamoroso.
Fabrizio De André – Girotondo
L’unica canzone in grado di fari venire le lacrime agli occhi ogni volta. Ciò che spezza veramente è il contrasto tra l’innocenza della filastrocca cantata dai bambini e la violenza delle immagini. Forse è la canzone più disperata in assoluto.
Micah P. Hinson – Carelessly
Un brano dal sapore di nostalgia, di lontananza del tempo che scorre, delle cose che sono state e che non sono più
Low Roar – Don’t Be So Serious
Scoperto per puro caso perché nella colonna sonora del videogioco Death Stranding. Ci si ritorna sempre quando c’è bisogno di solitudine, come quando uno dei noi lo ascoltava mentre passeggiava per la baia di Reykjavik.
Francesco Guccini – Quello che non…
Un brano che fa pensare alle domeniche sere invernali in cui tutto si fa buio, in cui affiorano domande e dubbi su quello che siamo o, meglio, su quello che non siamo.
Opeth – Hours Of Wealth
La prima parte strumentale ti culla, ti distende e abbassa le difese. Poi, inaspettata, la voce si palesa e le parole entrano dentro. È la canzone manifesto della solitudine, nel bene e nel male.
Alcest – Le Miroir
Abbiamo conosciuto il disco in questione durante la stesura di Pastorale. Del brano ha colpito la resa malinconica, i panorami delineati dai riff sognanti di chitarra e dalle linee di voci eteree.
Nine Inch Nails – The Day The Whole World Went Away
Non c’è bisogno di presentazioni. The Fragile è un disco tormentato, in cui si alternano rabbia e nichilismo. Le prime due tracce rappresentano bene questi due aspetti, ma per questa playlist vince la seconda. Un pezzo che lascia di sasso. Composizione, interpretazione, mixaggio. Ogni elemento è perfettamente declinato per comunicare il significato.
Godspeed You! Black Emperor – Moya (non disponibile su Spotify, ma qui)
Mark Lanegan diceva che ascoltare i Beach Boys gli metteva tristezza. Letta questa frase, abbiamo pensato subito a quanto sia stato terapeutico ascoltare questa canzone nel corso degli anni.


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