I Leaving Venice sono una band emiliana che intreccia shoegaze, dream pop e tensioni alt-rock. Il loro album d’esordio è Price of Caring, un lavoro intenso e coeso che esplora il peso e la forza dell’intensità emotiva: otto tracce che raccontano notti insonni, domande ossessive e nodi interiori, mettendo al centro un conflitto universale: proteggersi e nascondersi o scegliere di sentire fino in fondo. Ne abbiamo parlato con loro.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Abbiamo tutti e quattro una malinconia di fondo che si riflette nella nostra musica. Quindi le due cose vanno in parallelo.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, PRICE OF CARING, E PERCHÉ?
La canzone più triste e anche più introspettiva è sicuramente la title track, Price of Caring. Parla della realizzazione di aver annullato e poi perso la parte più autentica e profonda di sé, nel rapporto con un’altra persona.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
A livello strumentale diremmo Coming Clean, la melodia principale suscita emozioni positive.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Nelle nostre canzoni spesso ci sono dei momenti carichi di energia che possono suscitare in chi ascolta una sorta di malinconia positiva. Ad esempio il finale di Mind C o di Zebra potrebbero rendere l’ascoltatore felice in quei momenti. Solo per un attimo eh, poi si torna subito alle lacrime.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Nutshell degli Alice in Chains, Let Down dei Radiohead e Dagger degli Slowdive.
Ecco Price of Caring:


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