Edgar Allan Pop è un gioco di parole dietro cui si nasconde il mondo alienante di Enrico Garattoni, artista romagnolo che svaria dal cantautorato al punk, dando vita a un pop mutevole e non convenzionale. Sotto il segno dei pesti è il suo album d’esordio: nove tracce influenzate dal cantautorato di casa nostra ma con un bel background di ascolti internazionali, un lavoro che combatte le paure umane e adolescenziali, di delusione e disagi comunicativi, depressione e solitudini in un micromondo grande come quello di Roma. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Decisamente, da quando ho iniziato a scrivere queste canzoni ad oggi sono diventato una persona più felice e meno autocommiserante, ho imparato che la mia musica e fare musica in generale può essere la mia migliore amica, e questa cosa mi ha reso più equilibrato e sensibile anche verso tanti altri aspetti della vita. Sotto il segno dei pesti fotografa dei momenti che forse tutti abbiamo vissuto, momenti di crescita e di un forte sentirsi sfasati nella vita. Oggi che esce l’album dopo tanto tempo mi sento collegato con quell’Enrico ma so anche dove sono adesso.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, SOTTO IL SEGNO DEI PESTI, E PERCHÉ?
Pignatta, è una canzone che nasconde – neanche troppo – tanta sofferenza, anzi la mette alla luce per farla vedere. E’ una delle reazioni più forti a un desiderio di morte interno che sentivo, e guardando fuori dalla finestra un ciliegio in fiore quando abitavo a Roma, tutto si è mosso da solo in quel momento per farmi andare alla chitarra e scriverla di getto.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
La più felice penso sia Occhiali da sole, è una canzone che usa il filtro degli occhiali e il fatto di averli graduati (sono miope) per parlare di quanto non ci si capisca con la persona davanti, ma i momenti che racconto e la dinamica del pezzo che faccio già live da un po’ di anni sono sempre stati motivo di aggregazione e festa col pubblico.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso che la mia musica racconti e trasmetta momenti di continua discesa e risalita, alterna momenti di incomprensione e difficoltà a comunicare a momenti di scaricare di adrenalina senza pensieri.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Ti direi Not Dead dei Girls In Hawaii, un gruppo belga fighissimo che mi ha fatto scoprire un mio amico anni fa, tornano in Italia il prossimo novembre e non vedo l’ora di rivederli, Albergo a ore di Herbert Pagani, una canzone che mi spiazza ogni volta che l’ascolto con il suo video televisivo su YouTube, prima o poi vorrei farne una cover e, più recente, Una sera di Alessandro Fiori, è un pianto fatto di presa di coscienza dall’inizio alla fine, una di quelle canzoni dolci che mi fanno ripensare a tutta la vita in un attimo.

Ecco Sotto il segno dei pesti:

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