Abbiamo già più volte parlato di Glomarì, la cantante emiliana di cui recentemente abbiamo presentato i singoli Una festa al capezzale e Calicantus. Queste due canzoni, insieme ad altre otto, sono raccolte in Strumenti dell’indugio, il suo nuovo album. Un lavoro che continua nel solco del suo personalissimo stile tra folk ed elettronica, per raccontare come in un sogno (o in un incubo) emozioni e paure. Ne abbiamo parlato con lei.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi considero decisamente HypFi. Le mie canzoni assomigliano a una notte di giugno piena di lucciole: l’oscurità generosa in cui abitano è propiziatoria e fa loro da cornice. Questo perché ciò che è davvero luminoso non ha mai la violenza dell’abbaglio.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, STRUMENTI DELL’INDUGIO, E PERCHÉ?
La canzone più triste è L’ultimo esemplare di quagga. È un monologo scritto immedesimandomi in questo animale sfortunato, spentosi nella gabbia di uno zoo senza che nessuno sapesse che fosse proprio l’ultimo esemplare al mondo. Parla, indirettamente, della solitudine di tutte le anime “storte” e in via di estinzione che abitano questo tempo.

E QUAL’È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
La più felice è Una festa al capezzale. È un invito ad accettare che nessun vero inizio possa esistere senza un sacrificio, e a trovare il coraggio di danzare sulle ceneri ancora calde di ciò che finisce.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Consolando e dando speranza. È scritta dal punto di vista di un’anima ostinata che continua a credere nell’arte e nella bellezza come strumenti di salvezza.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Twice dei Little Dragon, Conchiglie di Andrea Laszlo De Simone , Les oiseaux di Pomme.

Ecco Strumenti dell’indugio:

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