Olivia Santimone è una chitarrista e cantautrice ferrarese che ama le pedaliere colorate, i videogiochi dark fantasy e le canzoni lunghe. Di natura distratta e disordinata, nella vita quotidiana come nella musica, quando scrive non sa mai dove andrà a finire. Il suo primo disco, Ciclopedonale, è la meta finale di un viaggio caotico quasi quanto lei, l’esplorazione di un mondo stravagante e onirico che, usando un po’ di immaginazione, non è poi così diverso dal nostro. Ne abbiamo parlato con lei.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Diciamo che ho bisogno di essere triste per scrivere musica. Ultimamente sì, sono felice, quindi troppo HypFi per i miei gusti. Sto cercando di smettere per farmi venire qualche idea per il prossimo disco.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, CICLOPEDONALE, E PERCHÉ?
Io e il Gigante, perché è la lettera d’addio più dolorosa che io abbia mai dovuto scrivere.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Nonostante il disco non sia tendenzialmente felice, direi Sargran per la sua atmosfera caotica e festosa.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Come tutta la musica triste, accettando e accogliendo i pensieri dolorosi di chi ascolta.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
La lista è lunga, ma non posso non nominare: Deform to Form a Star di Steven Wilson, Sparite tutti di Andrea Laszlo De Simone, Oh Comely dei Neutral Milk Hotel.

Ecco Ciclopedonale:

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