Austeri, eclettici, spirituali. Questi sono gli Esera, trio alternative rock sperimentale toscano formata da Lorenzo Greco (voce), Federico Barghini (chitarra), Simone Bracci (basso elettrico, contrabbasso, synth). Un progetto originale ricco di contaminazioni, dall’elettronica al folk, dal jazz al trip-hop, dall’art rock al post-grunge, con influenze classiche e mediorientali, che ha pubblicato l’album d’esordio, intitolato Levia Gravia. Un viaggio sonoro introspettivo, con testi che raccontano il perdersi nel deserto della fragilità umana, una riflessione sul paradosso dell’esistenza, che è un continuo susseguirsi di superficie e profondità, di dolore e piacere, di vita e morte. Ne abbiamo parlato con loro.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Siamo persone profondamente ironiche e amiamo dire stronzate con una frequenza quasi preoccupante. Quando siamo insieme sono quindi più i momenti di cazzeggio e di divertimento che quelli di tristezza. In questa ironia troviamo il nostro angolo di felicità. Perciò ci definiamo “mediamente HypFi” per via dell’andamento scostante.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, LEVIA GRAVIA, E PERCHÉ?
Sembrerà paradossale, perché a livello sonoro non è il brano più “pesante” o apparentemente più triste del disco, ma probabilmente la canzone più dolorosa di Levia Gravia è la nostra versione di Cu ti lu dissi. Il testo è già di per sé straziante, a renderlo ancora più intenso è stato il modo in cui Lorenzo l’ha interpretato in studio: non come il semplice racconto di una relazione finita, ma dal punto di vista di un amante che affronta il lutto del proprio partner. E non si tratta solo di un esercizio di immedesimazione. Lorenzo ha registrato il brano in giorni molto delicati, in cui era venuto a mancare un amico. Una storia molto triste e improvvisa. Durante l’incisione ha cercato quindi di calarsi nel dolore della partner di questo ragazzo, tentando di veicolare quell’ emozione.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Forse Fame. Non felice nel testo, ma frizzante e sexy musicalmente.

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Magari chi la ascolterà si sentirà meno solo. Siamo stati brutalmente onesti e ci siamo resi vulnerabili nel disco. Abbiamo scelto di mostrare e raccontare le nostre fragilità e probabilmente questo pagherà. Alla fine chi legge e chi ascolta cerca sempre un po’ di “comunanza”, tentando di scovare un pezzo di sé in ciò che ha di fronte. Fa sentire meno soli, più “normali”, sollevati e compresi – di conseguenza felici.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
How To Disappear Completely dei Radiohead, Sober dei Tool, Hurt nella versione di Johnny Cash.

Ecco Levia Gravia:

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