Tratto da una storia vera è il nuovo EP di Tacøma, cantante livornese di cui già spesso abbiamo parlato in passato. Un lavoro che già dal titolo dichiara apertamente le proprie intenzioni: raccontare storie personali, emozioni vissute e frammenti di vita reale, senza filtri, senza artifici e senza mediazioni. Non è un concept costruito, ma una presa di posizione: la volontà di restituire la musica al suo significato più umano e necessario, in equilibrio tra elettronica notturna, alternative pop/rock e scrittura intima. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi sento HypFi nel senso che non ho paura di stare nelle emozioni, anche quelle più basse. La mia musica può sembrare triste, ma in realtà nasce da un posto abbastanza sereno, perchè non scrivo solo per sfogarmi ma per “attraversarmi”. Spesso un certo tipo di appagamento passa anche dall’attraversare la malinconia, non dall’evitarla.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, TRATTO DA UNA STORIA VERA, E PERCHÉ?
Probabilmente Il mio canto blue. Non perché racconti qualcosa di tragico, ma perché è la più fragile. È stata registrata in presa diretta, in un’unica take, senza protezioni. È triste nel senso più umano del termine perchè non chiede compassione, ma attenzione (una richiesta veramente dura per questi tempi). È come una fotografia scattata in un momento in cui non stai fingendo niente.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Direi Serena. Non è una felicità euforica, ma è quella calma che arriva quando smetti di combattere tutto. Parla di un amore maturo, quotidiano, che non ha bisogno di esplodere per essere vero. Per me quella è una forma molto concreta di felicità.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Non credo che la mia musica renda felice nel senso classico del termine. Spero piuttosto che faccia sentire meno soli. A volte quel senso di conforto arriva quando ti rendi conto che qualcun altro ha provato quello che stai provando tu e l’ha messo in una canzone senza giudicarlo. Se succede questo, allora ha senso.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Direi Hurt nella versione di Johnny Cash, per la sua verità disarmante, Something in the Way dei Nirvana, per quella tristezza muta e claustrofobica e ovviamente Nutshell degli Alice in Chains, perché è onesta fino a far male, senza cercare consolazione.

Ecco Tratto da una storia vera:

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