Pronto è l’album d’esordio di Arya, artista italo-venezuelana nata a Milano e una delle voci più interessanti del panorama neo-soul/R&B. Un album che è immaginato come un viaggio verticale in ascensore, in cui ogni brano rappresenta un piano diverso della storia e dell’identità dell’artista. Un percorso che attraversa blocchi, arresti e ripartenze, permettendo di osservare le proprie parti senza giudicarle. Dal punto di vista musicale, il disco si muove tra nu-soul e R&B contemporaneo, privilegiando l’organicità dei suoni, la centralità della voce e una scrittura essenziale, capace di sostenere temi profondamente personali senza sovrastrutture. Ne abbiamo parlato con lei.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi piace pensare di essere una persona sempre sorridente che però a volte sorride solo con la bocca e non con gli occhi, e la mia musica rispecchia tanto questa cosa di me, come se ci fosse un retrogusto di amaro sotto il dolce, quell’amaro che un po ti tiene sulle spine e ti fa pensare.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, PRONTO, E PERCHÉ?
IKYK perché ho rivangato cose del mio passato e del mio presente che mi hanno fatto/mi fanno soffrire. Mi ha aiutato tanto a riflettere sul ruolo attivo che posso avere nei confronti di me stessa e delle persone che mi circondano.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Sono in un van perché mi carica di brutto, ha quel coro che mi riempie di forza e di gioia. Poi l’ho registrata con i miei amici quindi la forza si amplifica.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Regalando un momento in cui si chiudono gli occhi e ci si gode il momento.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Superposition di Daniel Caesar, Non ti conosco di Venerus, In Your Atmosphere di John Mayer.
Ecco Pronto:


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