Avevamo già parlato di Tabascomeno qualche mese fa per l’uscita del singolo d’esordio, Echo. Ora la cantante calabrese di stanza a Bologna ha pubblicato un album, Ricondito, e abbiamo voluto parlarne direttamente con lei. Ricondito è prima di tutto una raccolta di se stessa, un modo antico di preservare ciò che ancora non riusciva a esprimere. Ogni brano ha scelto il proprio talismano sonoro: l’ocarina di Dalila che inaugura il percorso, l’organo che in Brughiera custodisce un ricordo dei Cranberries, un soffio di Alt-J che attraversa alcune vocalità e un vecchissimo clarinetto che intreccia melodie. Nulla è stato pianificato. E proprio per questo abbiamo adorato questo folgorante esordio.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Non mi definirei propriamente una persona felice – ahahah – ma nemmeno triste. Sono un po’ nel mezzo. Sono molto lamentosa e ansiosa e, a volte, mi rabbuio così tanto da fare fatica a vedere chi ho intorno: per molto tempo mi sono rintanata nel dolore e ogni tanto ne sento ancora gli strascichi. Quando sono con i miei amici cerco sempre di farli sorridere (spesso con battute di dubbia natura) perché mi piace alleggerire le giornate delle persone a cui voglio bene. Quando invece sono da sola tendo a spegnermi un po’, ma senza viverlo come qualcosa di negativo. Ultimamente ho però dato spazio alla speranza nella mia quotidianità e mi sento una persona un po’ più “leggera” (leggera è un parolone: sono pesante come un macigno e anche molto permalosa, cosa che uso come scudo verso l’esterno). Ho deciso di godermi di più le cose belle quando arrivano e di ricordare, a me stessa e a chi mi sta accanto, che anche se una giornata sembra no, i periodi passano e tutto può trovare una soluzione.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, RICONDITO, E PERCHÉ?
Direi Tre punti interrogativi, per la storia che c’è dietro. È una canzone strettamente legata a Tavolo tondo: entrambe le ho scritte pensando a mia nonna Enza (Provvidenza all’anagrafe, avrei dovuto chiamarmi così ahah) che è venuta a mancare quando frequentavo le scuole superiori. Per me mia nonna è stata una figura molto importante nella mia crescita. A volte, per questioni lavorative, passavo più tempo con i miei nonni che con i miei genitori. Negli ultimi anni mi sono resa conto di non ricordare più il suono della sua voce e dentro di me si è aperto un dibattito: come si affronta una mancanza che fa ancora così male? Avrei potuto riguardare le videocassette in cui si sente parlare mia nonna (per fortuna in casa ne abbiamo tante, mia madre ha sempre amato documentare tutto) eppure mi è sempre sembrato sbagliato, e tuttora lo è. Come se stessi un po’ manipolando la realtà andando a cercare il suo timbro vocale. La sua voce mi ha coccolata per anni ed è stata una guida costante. Attraverso di lei sono cresciuta, ho imparato a gestire i conflitti con l’esterno, ad ascoltare e a capire: era la maestra del paese. Quella calma che mi trasmetteva, però, svaniva quando dovevo fare i conti con i miei mostri interiori. Tre punti interrogativi nasce proprio da lì: è lo slancio che ho provato a fare per rispondere alle domande che avrei voluto farle e che, ancora oggi, restano senza risposta.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Direi Brandire. È la canzone più felice perché è quella in cui mi sento libera. Nasce nel periodo in cui mi sono trasferita a Bologna e frequentavo il DAMS, in mezzo a un clima acceso, di protesta e di movimento. In realtà Brandire è nata da un sogno, totalmente influenzato da quello che stavo vivendo. Nel sogno corro a perdifiato per via Indipendenza, vestita in modo normale, e mentre corro mi spoglio: sotto sono vestita da menestrello. Arrivo in Piazza Maggiore, salgo su due cubi di metallo e canto la mia canzone, brandendo “un fiore e una penna”. È diventata il mio piccolo manifesto di ribellione. Il ritmo mi attraversa, mi dà forza, mi fa sentire presente quando il testo affiora appena sopra gli strumenti. L’ho scritta in un momento in cui pensavo di non potermi esporre, di non avere il diritto di avere un’opinione, di interessarmi alla politica. Diciamo che rappresenta il punto in cui ho deciso di alzare la voce e farla risuonare.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Perché la mia musica nasce dal tentativo di rialzarmi. RICONDITO attraversa molti anni della mia vita, soprattutto quelli successivi al mio trasferimento dalla Calabria, e raccoglie tristezze, malinconie, sconfitte e perdite. Col tempo, però, queste storie hanno smesso di farmi male: sono diventate ricordi che tengo con delicatezza, perché mi ricordano quanto è stato difficile e quanto, nonostante tutto, ce l’ho fatta. Spero che ascoltando questo album qualcuno possa sentirsi accompagnato, anche solo per un momento. Credo, anzi, spero, che il mio album porti a darsi un buffetto sulla guancia e dire “ce la posso fare”.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Medicine dei Daughter, Between the Bars di Elliott Smith, Earnestly Yours di Keaton Henson feat. Ren Ford (vi invito anche a guardare il video).

Ecco Ricondito:

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