I Narcadian sono un gruppo alternative rock partorito dall’ego di Luca Cima (aka Vertebra) per esternare la noia esistenziale, la solitudine, l’alienazione, dentro un mondo di sovrastimolazione e compravendita sfrenata. Tutto è inutile è il loro nuovo singolo: una dichiarazione di intenti, il manifesto di una visione nichilista da cui è ormai impossibile distaccarsi. Sostenuta da una strumentale che fonde sonorità rock, attitudine punk e ritmiche serrate, la voce urla con la consapevolezza di chi sa che l’unica possibilità rimasta sia quella di gridare al mondo la propria disapprovazione.
Insieme al loro singolo, sono gli stessi Narcadian a consigliarci 10 canzoni che con la loro malinconia possano renderci felici, perfette da ascoltare subito dopo Tutto è inutile:
Smashing Pumpkins – Eye
Questa è la prima canzone che mi ha fatto piangere, in particolare, la versione in acustico suonata allo Shoreline Amphitheater nel 97 con Marilyn Manson, trovo che le chitarre diano una vitalità maggiore a un brano che deve suonare sentito, registrato per la colonna sonora di strade perdute, forse la versione in studio rende di meno, ma non potevo omettere questa canzone da una lista di canzoni tristi.
Sparklehorse – Gold Day
Un brano che associo al natale, un periodo dell’anno che mi tiene sempre per il collo, mi accompagna nella miseria e nella solitudine. “May all your days be gold my child” è una frase che mi strozza ogni volta, posso solo immaginare che Mark Linkous fosse una persona tremendamente sensibile, la sua macabra storia rende i suoi brani ancora più potenti, se non altro, ha lasciato all’umanità una discografia stupenda e delle canzoni senza età.
Air – Highschool Lover
La versione strumentale di Playground Love, utilizzata nel soundtrack di Virgin Suicides. Il piano scordato è funebre, aggiunge alla canzone una nota di tristezza che non è protagonista nella versione cantata da Thomas Mars. È un brano che associo tanto alla primavera, forse perché lo collego all’estetica del film, forse perché la primavera arriva sempre con un senso di nausea e malinconia.
dEUS – Bad Timing
Un brano solenne che cresce all’infinito, nell’intento sembrerebbe post rock. La chitarra suonata con l’Ebow che rimane sotto durante tutto il pezzo è quell’elemento tragico che fa del pezzo un vero capolavoro, una canzone molto tragica, d’altronde è vero che l’amore ha spesso un pessimo tempismo.
Sneaker Pimps – Loretta Young Silks
È difficile scegliere un brano “triste” da questo disco, personalmente consiglierei di ascoltarlo dall’inizio alla fine, è un capolavoro. Chris Corner è molto criptico nei suoi testi, non è facile decifrarlo, però ogni tanto riesco a racimolare qualche frase in cui mi rivedo pienamente. La sua resta una delle voci più belle ed espressive che io conosca. Ho scelto questo brano principalmente per alcune frasi come “Seen a vision of perfect grace, airbrushed and lifeless, all contempt and aftertaste it’s like I’m waiting for the scars to heal”, non so bene come, ma mi toccano particolarmente.
Motta – Ed è quasi come essere felice
Nei suoi primi due dischi, Motta ha scritto dei testi così autentici che pareva mi stesse parlando faccia a faccia. Perché proprio questo brano? Forse perché non mi considero capace di essere veramente felice, è da un po’ di anni che tutto ciò che provo è noia, rabbia o tristezza, ho la vaga impressione che questo brano sia stato scritto con la consapevolezza che neanche vivere un “sogno”, come quello di campare di musica, possa rendere una persona soddisfatta. C’è qualcosa di sbagliato nell’essere umano, e non è compensabile con il successo.
Nine Inch Nails – The Great Below
Un brano che mi ha accompagnato durante il periodo del lockdown, andavo spesso al fiume a guardare l’acqua che scorreva e Trent Reznor fa riferimento, in questa canzone, a molti elementi dell’oceano. Questa canzone mi fa sentire impotente, condizionato dalle mie scelte, immobile e troppi metri sott’acqua.
The Smiths – How Soon is Now
Un inno all’inettitudine. Uno dei testi più belli mai scritti, purtroppo è quasi impossibile non rivedersi nelle parole di Morrissey, soprattutto in brani spogli e sentiti come questo. Siamo tutti umani che cercano calore e sollievo negli altri, siamo tutti inesorabilmente soli.
A Perfect Circle – Imagine
Il modo in cui Maynard James Keenan capovolge il significato della canzone di John Lennon, semplicemente passando dal maggiore al minore, è a mio avviso un colpo di genio. Il brano, da inno all’umanità, diventa un sogno calpestato, un rantolo di misantropia e sfiducia nel genere umano, la colonna sonora della caduta della società occidentale.
The Dandy Warhols – Godless
Questo brano non è necessariamente triste, dipende molto dall’ascoltatore, ma è una chiusura perfetta per questa “playlist”. Mi piace interpretarlo come un “quel che sarà, sarà”, può rappresentare un nuovo inizio, rassegnato, lucido e maturo. “Oh wait it seems that lonely I will be, I beg, I plead, but this is all that I have gotten”


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