Nicola Traversa, in arte Nic T, è un cantautore e polistrumentista vicentino che ha esordito nel 2024 con The Saint, frutto di un lungo percorso di ricerca tra folk alternativo, jazz ed elettronica sperimentale. Ora torna con The Use, un disco più denso, più maturo, ma ancora profondamente istintivo. Scritto e registrato quasi interamente nel suo garage-studio, tra cavi, nastri e microfoni di fortuna, The Use è un lavoro costruito con la pazienza e la fragilità di un artigiano del suono. Un mosaico di 13 canzoni nate in tempi e luoghi diversi, ma unite da un respiro comune di una musica che cerca, più che dichiarare, che accoglie, più che imporre. Ne abbiamo parlato con lui.
QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi piace pensare che la mia musica si trovi da qualche parte nel mezzo, in una malinconia dolceamara. I tormenti, le insicurezze e le delusioni della vita si manifestano in musica, in canzoni. E nel canto risiede, in fondo, una lieta accettazione, una gioia che forse è intrinseca proprio nell’atto di cantare.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, THE USE, E PERCHÉ?
Using, la traccia che chiude il disco e che forse ne cuce il concept. Parla di rapporti umani, intimi e profondi, descritti però con un nichilismo che si rivolge a un’incurabile condizione umana: quella della sopravvivenza e del bisogno di avere qualcuno al proprio fianco che ci dia sicurezza e riparo, mentre riceve lo stesso in uno scambio reciproco di presenza e affetto.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Penso che sempre Using sia quella che cela allo stesso tempo un messaggio positivo: quello di guardare ai nostri fallimenti e alle nostre delusioni affettive con occhio compassionevole, come se fossimo animali che in realtà non sanno e che si muovono per istinto di sopravvivenza; e che tutto passa e scorre, e che, in fondo, va bene così.
IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Spero che gli elementi melodici e tematici che arricchiscono le mie canzoni possano fungere da distrazione, in quanto richiedono focus e quindi distacco da altri pensieri. Non credo nella felicità; credo nel “non pensare di non essere felici”. Rivolgere i nostri occhi e le nostre orecchie a ciò che avviene fuori dalla nostra testa: la musica distrae e coinvolge, e in questo aiuta tanto. Spero che le mie canzoni possano fare questo.
QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
A Place to Be di Nick Drake la trovo devastante, Bene di Francesco De Gregori mi fa piangere ogni volta che la ascolto, Ingydar di Adrianne Lenker, che è la mia canzone preferita della mia scrittrice di canzoni tristi preferita.
Ecco The Use:


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