Di Novamerica avevamo già qualche tempo fa per il singolo Quelli che ti danno la droga. Ora che è uscito il suo nuovo album, Vivere tanto per vivere, ne abbiamo approfittato per parlarne con lui. Si tratta di un lavoro che fonde consapevolezza artistica e istinto creativo, intriso in egual maniera di un’attitudine antropologica e di una forza espressiva incontrollabile. Partendo dalla solida base di una scrittura evocativa ed emozionante, l’artista veneto costruisce tappeti sonori variegati: dagli intrecci elettronici di Sei come un dio alle tinte alt-rock di Va così e così e a quelle urban del già citato Quelli che ti danno la droga”, si arriva poi fino al pop emozionante della title track, degna rappresentazione dell’essenza di un disco che colpisce per la sua poliedrica maturità artista.

QUANTO TI SENTI HYPFI? FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Non posso definirmi una persona completamente felice, mi sembrerebbe troppo, ma non mi definirei nemmeno una persona infelice. In me c’è una malinconia costante, e questo inevitabilmente traspare nella mia musica. Trovo interessanti le canzoni che fanno pensare (non sono le uniche che apprezzo comunque): spesso le cose più importanti da affrontare sono anche le più dure, come riconoscere la nostra miseria di esseri umani o accettare la mortalità. Scrivo musica malinconica perché per me è un modo per esorcizzare la sofferenza e, in qualche modo, superarla.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, VIVERE TANTO PER VIVERE, E PERCHÉ?
Credo che la più triste sia Non siamo soli mai. Racconta quattro storie che non sono per nulla leggere e che, tra l’altro, sono ispirate a persone realmente vicine a me. Dentro c’è l’incapacità di trovare l’amore, la frustrazione di chi cerca di fare l’artista a tempo pieno, l’esperienza dell’aborto, e la consapevolezza che la persona che ami è destinata a morire. È un brano “pesante” nei temi, ma musicalmente è speranzoso: il messaggio è che chiunque intorno a te potrebbe portare dentro gli stessi dolori, e che in fondo non sei solo.

QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Mi rendo conto solo adesso che non scrivo mai canzoni felici :D. Trovo che la felicità nella musica rischi spesso di essere banale o falsa; non è un territorio che mi interessa esplorare. Detto questo, forse I cantautori è il brano meno amaro. Prende in giro chi vuole scrivere canzoni con la velleità di diventare un grande artista, con tutto il suo egocentrismo e la sua vanità. Non mi sembra un tema necessariamente triste.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Nella migliore delle ipotesi mi piacerebbe che la mia musica aiutasse a diventare più consapevoli del fatto che conformarsi completamente alla società o vivere una vita superficiale non è una strada che porta a una buona esistenza. Credo che Vivere tanto per vivere sia il brano che racchiude meglio questo pensiero, in modo semplice e conciso.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Emozioni di Lucio Battisti, Famous Blue Raincoat di Leonard Cohen e Nobody’s Fault but My Own di Beck, nella sua versione live con l’harmonium.

Ecco Vivere tanto per vivere:

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