Nati e cresciuti tra l’hinterland milanese e la provincia di Como, dal 2019 i Limonov esplorano sonorità techno-rock e un’estetica dark, oscillando tra la sperimentazione elettronica e l’immaginario del mondo post-punk. Cose in cui non ci sei più è il loro nuovo album: una distopia emotiva ambientata in un tempo non identificabile, popolata da ricordi amari e reminiscenze dolorose. Nati da un approccio elettronico alternativo e punteggiati da suggestioni noise e industrial, i brani ricostruiscono i contorni frastagliati di una realtà decadente. Ne abbiamo parlato con loro.
QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Precisamente. In realtà siamo tre delle persone più solari del pianeta. Nei weekend corriamo nei campi di grano, facciamo lunghi pigiama party e leggiamo Il Vernacoliere.
QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, COSE IN CUI NON CI SEI PIÙ?, E PERCHÉ?
La title track, perché parla delle cose in cui le persone non ci sono più. Sarebbe a dire: quegli oggetti in cui le persone che abbiamo amato e che sono morte simbolicamente o fisicamente si sono lasciate alle spalle. I loro fantasmi ci parlano.
E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Sempre la title track: se ascoltata al contrario, è una delle canzoni più felici mai scritte.
IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
In due modi: 1. Vivendola come una seduta medianica. I morti comunicano col mondo dei vivi attraverso i nostri pezzi. Se avete qualcosa in sospeso da dire a qualche caro, la nostra musica è il veicolo perfetto. 2. Ascoltando l’ultima nota dell’ultima traccia come una grande liberazione.
QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Oh cazzo di Tony Effe, Tik Tok di Kesha e Farmer in the City di Scott Walker.
Ecco Cose in cui non ci sei più:


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