I MANICAs sono una band bolognese, che dopo un EP e un singolo ha esordito con l’album Posh Punk, un lavoro che spazia dall’elettronica al cantautorato, con un po’ di nostalgia anni 90. “Inizialmente volevamo realizzare musica per fare ballare su synth e distorsori, ma proseguendo nel lavoro ci siamo accorti che l’ album stava empre più diventando una fotografia della nostra strana epoca”: così lo descrive la band e per saperne di più ne abbiamo parlato direttamente con loro.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Noi ci troviamo a nozze con il vostro blog! Siamo ragazzi cresciuti con attitudine anni 90, quando essere “gente” contro, incazzosa e alternativa era un valore. Quelli erano anni in cui la musica leniva le ferite e commuoversi nei concerti dal vivo era d’obbligo. Un periodo in cui ci si divertiva al di fuori dagli schermi dei cellulari e non esistevano le parole “boomer” e “rosicare”. Anni strani; ci stavano sul cazzo gli accendini e i momenti nazional popolari come i concertoni e mai avremmo pensato che pochi anni dopo un fiume di schermi avrebbero ucciso quelle innocenti fiammelle. Questo per dirti che ancora portiamo avanti quei “valori” e ci divertiamo suonando: anzitutto partendo dalla nostra saletta bolognese senza pensare all’hype o ad altre paraculate. Questo ci rende felici anche quando suoniamo tristi.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, POSH PUNK, E PERCHÉ?
In tutto l’album aleggia una malinconia curativa perché è un album all’apparenza molto allegro e danzereccio ma ricco di tematiche nichiliste e disillusione. La canzone più triste è sicuramente Alla nostra età che è stata definita “La canzone che fa piangere i Punks”. Il ritornello è un vero manifesto di una generazione “posh” e tutto sommato abbastanza infelice: “Sogni riflessi che decadono e i miei troppi sé dilagano”. Siamo partiti da una melodia new wave e abbiamo seguito quell’onda nel comporre il brano.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Musicalmente ci sono diversi brani allegri, che potremmo forzare definendoli felici, Senza pretese con il loro giro dance, Pinocchio con il frac e la strofa surf, Egle ha un testo a tratti allegro e spensierato. Ma qual è invece la canzone più felice dell’album? Può suonare strano, ma senza dubbio Lilium. può fare o dire ciò che vuoi, ma alla fine “tanto io resto qui al bar”. E quando sono al bar sono molto felice.

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
La nostra musica è spontanea, cerchiamo di comunicare attraverso un linguaggio accessibile, è facile da ascoltare, per cui la freschezza dell’ascolto sicuramente rende l’ascoltatore sereno e felice. Poi nei testi sono presenti spunti di pensiero, nella musica sono presenti citazioni di vari generi, ma è un ascolto rilassante, diretto e non stressante.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Qualsiasi cosa dei Red House Painters, anche se dovendo citarne una direi Strawberry Hills. Sea Song di Robert Wyatt, ma diciamo anche tutto l’intero album Rock Bottom. Per la quota tricolore direi Tu no di Piero Ciampi (non che Ciampi solitamente sia un tipo allegro, ma con Tu no raggiunge apici incredibili).
Ed anche se sono 3 lasciateci aggiungere l’unico e vero inno natalizio, triste abbastanza e degno di menzione (anche se fuori dalla top 3): Fairtale of New York dei Pogues.

Ecco Posh Punk:

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