Phill Reynolds viene dai colli vicentini, ma le sue sonorità folk rimandano direttamente agli Stati Uniti. A Ride è il suo nuovo lavoro, un concept album che racconta la storia immaginaria degli ultimi tre giorni di vita di un fuggiasco, un uomo travagliato il cui passato si ripresenta a perseguitarlo. “Uno dei temi principali dell’album è che la vita può essere una sorta di trappola se non riconosci i tuoi demoni e cerchi di affrontarli” ci racconta Phill e abbiamo parlato con lui per saperne di più.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Felice non so. Direi che ci provo. Sono una persona che, se ha confidenza, può far morire dal ridere, come essere però capace di grandi carotaggi nell’oscurità. La felicità richiede molte energie, molta capacità di alienazione dalla quotidianità; la leggerezza, per saperla cogliere, è una risorgiva da rabdomanti. Il dolore, come il male, è facile. Attenzione: facile da ottenere, non fraintendiamoci. Con la musica io faccio auto-terapia, esorcizzo, creo un esoscheletro fruibile, da poter condividere.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, A RIDE, E PERCHÉ?
Credo sia Run, Run Away. Per il tipo di melodia, sia strumentale che vocale, per l’atmosfera dimessa e oscura, e per il testo che consta in tre frasi: “Run away / I watch the future but I see the past / I go on fast but faster I go back”. Un cappio.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Felice direi nessuna, lol. Forse la meno pesante è Man In A Suitcase, per via della struttura dinamica della chitarra e delle armonie vocali leggere, che risolvono sempre in maggiore. Credo che per intensità rock, ritmo e freschezza dell’arrangiamento anche A Clockwork Dream possa essere, diciamo, positiva rispetto alle altre, ma è pur sempre il brano nel quale l’ignoto fuggiasco – protagonista del disco – rivela il nucleo di colpa e condanna che lo attanaglia.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
La mia musica potrebbe rendere felice l’utente se ascoltata a volume 0. Scherzi a parte – lo vedi che burlone, eh? – credo che chi ascolta A Ride possa trarne gioia dalla fluidità, dall’intensità dei brani, da alcune potenti luci lasciate trasparire, dal seguirne i testi per scoprirne la ciclicità – solo apparentemente conclusiva – la recondita speranza. Se chi mi ascolta ha un concetto di felicità legato alla profondità, alla coscienza, ai tempi dilatati e al lavoro su di sé ne saprà trovare in abbondanza.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Posso scriverne 5000? Uhm. Tre. Durissima. Almeno faccio quattro, ti prego. Un po’ di getto, tra quelle ripassate negli ultimi mesi: Giorgia Lee di Tom Waits, Moon Song di Phoebe Bridgers, What Are They Doing In Heaven Today di Washington Phillips e Lacrimosa di Mozart.

Ecco A Ride:

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