Più di così è l’EP di esordio del genovese Francesco Curci, in cui il pop si mescola con i sottogeneri più svariati incontrando urban, edm, dance, deep house, indie e rivelando tutta la sua versatilità e originalità. Cinque tracce attraverso cui racconta una visione personale del mondo maturata negli ultimi due anni, ma in realtà frutto di tutti i dieci anni di musica che si porta alle spalle grazie ai quali è cresciuto artisticamente e che gli permettono, oggi, di presentarsi al pubblico con questa consapevolezza. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Tanto, si dice che dal dolore nascano le ispirazioni migliori e io sono testimone di questo. Per molto tempo mi era stato detto che i miei brani avessero quasi sempre una connotazione nostalgica, ma in realtà è una componente che fa parte di me, oserei dire quasi la mia cifra identitaria. Anche nella scelta degli accordi, tendo sempre a privilegiare quelli minori che si usano spesso proprio per conferire a un brano un mood triste appunto. Poi però nella vita di tutti i giorni sono una persona solare, di gran compagnia, che cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, PIÙ DI COSÌ, E PERCHÉ?
La title track, Più di così, perché racconta di un amore che volge al capolinea a causa di un errore che si rivela fatale per le sorti della coppia e a cui si tenta di porre rimedio facendo appello ai ricordi di un sentimento che per uno, merita una seconda opportunità, per l’altro merita solo di finire. Anche a livello musicale si percepisce questa vena nostalgica, in effetti è un brano dalle contaminazioni deep house, a tratti chill-out.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Questa nostra canzone, il brano che chiude il disco. La storia di una rinascita personale dopo anni di lotte interiori, battaglie per cercare di metabolizzare torti, esorcizzare dolori, fare pace con la propria identità, la propria immagine, ricominciando a vivere ponendosi nuovi propositi e nuovi obiettivi da raggiungere.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
In passato avrei risposto per la forza performante dei testi, oggi invece, riferendomi proprio alle nuove canzoni contenute nel disco, direi più per il sound trascinante, avvolgente, che ti porta a ballare, ad evadere con la mente e a non pensare ai problemi quotidiani. Non è un caso che non ci siano ballad in questo disco, ma solo mid ed up-tempo. È una scelta voluta, mirata, perché attraverso questi brani volevo cercare proprio di scuotere gli animi in un periodo storico in cui ritorniamo ad affacciarci alla vita. Sono canzoni che si sposano perfettamente con la stagione estiva, da ascoltare in auto mentre si va al mare o al mattino, sotto la doccia, prima di iniziare una nuova giornata di lavoro come una vera e propria “iniezione di vita”.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Ciao amore ciao di Luigi Tenco. Un brano a cui sono particolarmente legato, che suona quasi come un inno partigiano, da cui emerge il senso di alienazione, di distacco dalla propria terra, dai propri affetti. Una condizione che ho provato più volte nel corso della mia vita, nei vari trasferimenti di città che mi hanno portato ogni volta a ricominciare da zero, da nuove conoscenze che poi sarebbero diventate amicizie, lontano da affetti, famiglia, imparando a convivere con quel senso di solitudine da cui spesso ho poi tratto ispirazione.
Paura non ho di Tiziano Ferro.
Un brano che porta la firma di Irene Grandi e che oggi più che mai trovo attuale visto il periodo storico che stiamo vivendo. La storia di un soldato che parte per la guerra senza sapere se vi farà mai ritorno, che saluta tutti con spirito eroico, certo di fare la cosa giusta e di andare a combattere con spirito patriottico per difendere la propria nazione.
Guarda l’alba di Carmen Consoli.
Un brano struggente, capace di emozionarmi ogni volta ad ogni nuovo ascolto. Il racconto del tempo che passa inesorabile, della vita che ci scorre davanti e ci sfugge di mano, inafferrabile, scandita da Natali che anno dopo anno cambiano forma, significato, perché i commensali non sono più gli stessi, qualcuno ci ha lasciato, qualcun altro è cresciuto e ha preso la propria strada come ad esempio un figlio che un tempo scartava scalpitante i regali sotto l’albero e ora cammina adulto verso il proprio destino.

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