Sesto è il progetto di Alessandro Giorgiutti, già conosciuto produttore e autore di Trieste, all’esordio discografico con Pianosequenza, mettendo al centro dei propri racconti la gente comune, gli emarginati. Un album quasi neorealista che ci fa posare lo sguardo dove non siamo più abituati. Ne abbiamo parlato con lui

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Sono un ariete, triste e felice si mescolano ogni 15 secondi (risate ndr). Cerco emozioni e quindi spero di emozionare, ma in ogni direzione possibile.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, PIANOSEQUENZA, E PERCHÉ?
E scende la sera! Forse non parlerei in questo caso di tristezza ma più di malinconia, perché è una canzone che racconta la vita di chi ha di meno.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELLʼALBUM?
2 cv! È un racconto su un personaggio del mio quartiere, molto comico, quasi caricaturale. Ma esistito veramente.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI LʼASCOLTA?
Non so che cosa susciti nellʼascoltatore, ma alle volte è solo importante che tu riesca a smuovere qualcosa, che sia gioia o malinconia, rabbia o tristezza!

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Everyday Robots di Damon Albarn, Nobody Else Will Be There dei The National, Pieces dei The Villagers.

Ecco Pianosequenza:

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