Da almeno 15 anni, Kate Havnevik è un nome importante della musica elettronica europea. La cantante norvegese ha appena pubblicato il suo quarto album, Lightship, in cui mescola synth e violoncello per portarci in un mondo molto personale in cui troviamo atmosfere da favola e grande malinconia. Ne abbiamo parlato con lei.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Penso di essere una persona piuttosto malinconica: una volta ero una persona molto triste, ma ora spesso ho anche un’attitudine e una visione della vita eccentrica e felice, perché adoro tutto ciò che è bello e divertente. Amo l’umorismo e la commedia e penso che la felicità possa nascere anche in un istante. Immagino insomma di potermi definire felice/triste.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, LIGHTSHIP, E PERCHÉ?
Belong è la canzone più triste, perché parla di volere qualcuno ma poi di perderlo, e del dolore, della tristezza, della frustrazione e della confusione che ne conseguono.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Penso che la canzone più felice sia Zamami, perché è piena di stupore e curiosità. È luminosa come il sole e parla di una meravigliosa esperienza su un’isola tropicale in Giappone, chiamata Zamami.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso che ognuno debba viverla a modo suo. La musica “dovrebbe” farti sentire in questo o in quel modo. Ma gli ascoltatori la vivranno a modo loro in base alla propria vita, alle proprie relazioni e a come interpretano le canzoni, i testi e la musica. Questa è la bellezza dell’arte, ognuno può vivere lo stesso pezzo in un modo diverso.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Amo le canzoni tristi! Hope There’s Someone di Anthony and the Johnsons, So Broken di Bjørk ed Exit Music (For A Film) dei Radiohead.

Ecco Lightship:

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