Liet è Giulia Baldissera, giovane cantante trevigiana che ha raccolto le canzoni scritte dopo il trasferimento a Milano, dal 2016, nell’album d’esordio, Eterna. Un lavoro che richiama sonorità indie e new wave per raccontare i vent’anni e come sia importante ricucirsi e imparare a rinunciare a quell’età, l’età dell’ingenuità̀, della crescita e delle paure più banali. Ne abbiamo parlato con lei.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Eh insomma, diciamo che la mia musica rappresenta perfettamente la mia personalità, o le mie personalità… sono molto malinconica e penso che ascoltando Eterna si capisca.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, ETERNA, E PERCHÉ?
Che mi lasci indietro è la più triste, mi ricorda alcuni istanti che avrei voluto volentieri rimuovere dalla mia vita ma credo sia impossibile rimuovere momenti che scegli di inserire in un pezzo.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Questa è una domanda difficilissima, non so rispondere perché non credo ci sia un brano felice.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Eterna parla delle paure e delle difficoltà che si incontrano a vent’anni, è un momento importante quello che sto vivendo, le mille incertezze, i dubbi. Penso che alcuni giovani potrebbero rivedersi e non sentirsi troppo “strani”.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Blunotte di Carmen Consoli, Cieli neri dei Bluvertigo e Cara catastrofe de Le luci della centrale elettrica.

Ecco Eterna:

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