Nell’ultimo anno abbiamo presentato tre singoli di Followtheriver (November, As A Water Well, Werewolves e Melbourne): ora che è uscito il nuovo EP, Whatever The Future Holds, I’ll See You There, abbiamo intervistato il cantante genovese.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Ciao! Grazie mille per le domande. Non so se definirmi una persona felice. Voglio dire, sicuramente a tratti e a volte lo sono. Ma tendenzialmente penso di essere una persona più malinconica e riflessiva.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, WHATEVER THE FUTURE HOLDS, I’LL SEE YOU THERE, E PERCHÉ?
The Needle. Il perché si nasconde tra le pieghe della canzone stessa.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Sempre The Needle, per lo stesso motivo di prima.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso con la costruzione di un ponte emotivo. Della serie “anche se le tue canzoni sono tristi o malinconiche, mi ritrovo in quello che dici e non mi sento più solo perché ora so che almeno un’altra persona prova quello che provo io”.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
È molto difficile perché in generale le canzoni che mi piacciono di più sono perlopiù tristi. Dico le prime tre che mi vengono in mente: re.stacks dei Bon Iver, Facciamo finta di Niccolò Fabi e Medicine dei Daughter.

Ecco Whatever The Future Holds, I’ll See You There:

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