Dado Bargioni è un cantautore nato anagraficamente a cavallo fra la pianura e le colline nel cuore del Monferrato, ma artisticamente cresciuto con il sound prodotto tra Londra, New York e la west coast degli anni 70 e 80. Oggi esce con Il pezzo mancante, un album che rifugge i generi e che lo stesso autore ha definito Meltin’Pop. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Poco direi… È vero, talvolta le tematiche dei miei brani vanno a toccare “denti scoperti” in questa società, soprattutto all’interno di questo nuovo album. Però fondamentalmente sono uno che ama il lieto fine e spesso, le mie canzoni, sono state definite “solari”. Quindi direi che sono poco malinconiche, ma piuttosto fanno riflettere… senza lacrima però. Alla fine mi aspetto una reazione!

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, IL PEZZO MANCANTE, E PERCHÉ?
Innanzitutto farei un distinguo su quello che noi percepiamo come triste. Può esserci una malinconia a livello musicale ma una chiave di lettura di positività nelle liriche… o viceversa. Qualche volta ho scritto brani allegri con un testo dal taglio pessimistico. In questo disco, più che una vera e propria “canzone triste” direi che ne Il patto si parla di un argomento spinoso e di grande attualità: quello ecologico. La terra si sente tradita e rimprovera aspramente l’uomo. Se ci pensate bene, la situazione è molto triste…

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Penso sia A tempo terso, brano dove una consonante (nel titolo) può cambiare la visione del mondo. Ho sempre avuto un atteggiamento aperto e propositivo nei confronti di ciò che mi (ci) circonda. Questa canzone ne è la prova. Adoro quelle mattine in cui, aprendo la finestra, sbam!, come una folgorazione, l’aria particolare che si respira ti arriva al cervello. Diretta. I colori e le luci sono vivide. In quelle giornate, così terse, ti sembra di comprendere meglio il mondo e gli altri. Di questo abbiamo bisogno, di più giorni così. Perciò il tempo “terso”, mai può dirsi “perso”. La musica rispecchia ogni sensazione espressa!

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Perché, come ho accennato prima, ogni brano ha una via di fuga. Ogni problema ha una soluzione. Ogni canzone ti porta a riflettere ma poi ti lascia con il sorriso leggero della poesia.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Sorry Seems To Be the Hardest Word di Elton John, di una bellezza malinconica strappa cuore. Here Today che Paul McCartney dedica a John Lennon qualche mese dopo la sua morte: magnifica, ma da lacrimuccia… e penso Tears in Heaven (ma più perché so che è stata scritta da Clapton, anche in questo caso, per la morte del figlio).

Ecco Il pezzo mancante:

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