Il mio divano è il primo album del cantante lombardo DiMeglio: è lui stesso a definire la sua musica vintage pop, perché appassionato della grande musica italiana dagli anni 70 a oggi, accompagnandola però con un sound più vicino all’indie pop contemporaneo. Presenta il suo esordio definendolo “un disco che grida all’indipendenza e alla crescita personale, che fa del suo anelito i sogni, che cerca di interrogarsi sull’ideale della realizzazione, ma, che affronta un processo di introspezione che mi porta ad una ricerca e ad una conoscenza di me stesso piuttosto che della realizzazione stessa”. Per saperne di più ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi sento discretamente HypFi. Fare musica triste non significa necessariamente esserlo, anzi, penso proprio che esternare questo tipo di sentimento nelle canzoni sia una grandissima liberazione, una cura contro la tristezza.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, IL MIO DIVANO, E PERCHE?
Penso che la canzone più triste del mio disco sia Lascia stare. Ho cercato di raccontare un amore impossibile e di esorcizzarlo. È un brano che però ci mette una pietra sopra, segna la fine di un dolore.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Quella più “felice” è Se decidessi io, una bossa in cui riesco a raccontarmi in tutti i miei difetti senza essere malinconico.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Aiutandoli ad accogliere certi sentimenti senza reprimerli o schivarli. Bisogna riconoscerli, prenderli in grembo ed accettarli.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Creep dei Radiohead, Prendila così di Lucio Battisti e Willie Pooh di Willie Peyote.

Ecco Il mio divano:

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