Istmo è Stefano Tamburini, cantante notturno e riflessivo nato nella più chiassosa Rimini nel 1994: il suo primo EP si intitola Fauna umana, e vuole raccontare quel groviglio di istinto e razionalità che è l’essere umano, descrivendo tra pop ed elettronica il passaggio di decisioni e ripensamenti di un periodo di disillusione e di desideri, di scazzi e di gioie. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Sì, assolutamente. Per il semplice motivo che la malinconia mi provoca emozioni piacevoli e il mio corpo la ricerca regolarmente. Per il resto però sono una persona normale. Se fossi una persona triste lascerei le mie canzoni in versione chitarra e voce. Invece mi piace tanto modificarle, destrutturarle e questo posso farlo solo quando sono a posto con me stesso, è un divertimento.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP FAUNA UMANA, E PERCHÉ?
La canzone più triste dell’EP è Santa Margherita: è una canzone che guarda al passato con nostalgia e un po’ di rimpianto, per cui mi fa scendere una lacrima. Santa Margherita si rivolge direttamente alla tua coscienza e la scuote.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
La canzone più felice dell’EP invece è Fauna umana: tiro fuori alcuni temi che mi danno fastidio e mi fanno ‘incazzare’. Ma il tema centrale che emerge è che, nonostante tutto, bisogna continuare a credere in quello che facciamo e desideriamo davvero.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Il potere della musica è quello di sublimare i momenti e di collegarti agli altri. Per cui sentire una canzone che dice determinate cose, cose che pensi anche tu, ti fa sentire meno “solo” e ti può rendere più felice.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Al momento le mie canzoni più tristi preferite sono Little Dreamer dei Future Islands, Dicembre di Cosmo e My Love Was Like the Rain di Låpsley.

Ecco Fauna umana:

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